Animali sociali. Quanto il gruppo ci contraddistingue

Federica Ongis
4 min readDec 4, 2021

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Secoli e secoli fa gli esseri umani erano insignificanti tanto quanto lo erano le meduse, gli scimpanzé e qualsiasi altro animale presente sulla faccia della terra. Oggi, gli esseri umani controllano il Pianeta Terra. La domanda è come siamo passati dall’essere una specie insignificante all’essere la specie con il più alto impatto sul Pianeta? Siamo soliti andare a caccia di ciò che ci contraddistingue dalle altre specie ragionando sul piano individuale, questo accade perché siamo indotti a credere che come singoli siamo — in qualche modo — speciali; ma la verità è che a livello individuale l’essere umano non è poi così “speciale”. Il 90% di noi, se si trovasse solo su un’isola deserta, avrebbe molte meno probabilità di sopravvivere di uno scimpanzé. Ciò che ci contraddistingue da tutte le altre specie non è qualcosa che dev’essere ricercato sul piano individuale, bensì sul piano collettivo. Gli esseri umani controllano il Pianeta Terra perché siamo l’unica specie in grado di cooperare con gli altri, di imparare dagli altri, di reinventarci seguendo l’esempio altrui e siamo capaci di fare tutto ciò in modo molto flessibile il che ci dota di una capacità di adattamento introvabile in altre specie. I più grandi successi del genere umano sono stati possibili grazie alla nostra capacità di fare network. Da quando eravamo tribù, all’epoca dei primi contratti sociali fino alle reti digitali in cui siamo immersi oggi, abbiamo sempre avuto a che fare con uno o più network!

Ultimatum Game & Cooperazione

Uno dei più grandi vantaggi dell’appartenere ad una rete di persone è quanto possiamo trarre da essa. Allo stesso tempo, una delle più grandi testimonianze che ci provengono dalle scienze comportamentali è che gli esseri umani, inseriti in un network, tendono a “fare quello che fanno gli altri”. Potrebbe sembrare un’affermazione “negativa” eppure l’economia, gli Stati, le società non esisterebbero se non fossero il frutto del modo in cui ci contagiamo, ci influenziamo, ci condizioniamo e questo è parte del nostro modo di evolvere come specie. Potremmo quindi dire che né il sistema economico, né il denaro, né la società sarebbero mai nate se non fossimo portati alla cooperazione.

Cooperazione e competizione sono facce della stessa medaglia; entrambe sono parte della nostra natura, ma forse, potremmo affermare che è la prima la vera matrice della nostra forza come specie. Se conosci lultimatum game sai anche che è una delle prove più lampanti della nostra tendenza innata alla cooperazione. Si tratta di un gioco molto semplice: ci sono due persone, a una delle due vengono regalati 10€ e assegnato il compito di dividerli con un’altra persona. La regola è molto semplice: la controparte può accettare o rifiutare l’offerta. Se accetta la spartizione, allora entrambi possono tornare a casa con la somma concordata; diversamente, non c’è niente per nessuno. La grande rivelazione di questo gioco — evidenziata anche dal ricercatore dell’Università di Zurigo, Erns Fehr — è che le persone hanno la tendenza ad accettare solo quelle offerte che percepiscono come “giuste” o “eque”, cioè quelle offerte che testimoniano una volontà genuina di cooperazione. In altre parole, le persone cooperano anche se non hanno niente da guadagnarci, anche se amano la competizione e, allo stesso tempo, condannano o rifiutano quelle offerte che disattendono le loro aspettative morali. Si potrebbe dire che, la maggior parte di noi preferisce andare a casa “con niente in tasca” se percepisce che dall’altra parte non c’è volontà di cooperazione. Questo genere di condanna è ciò che rende la nostra capacità di cooperare con gli altri il fondamento della collettività ed è il marchio distintivo di ciò che, proprio come collettività, siamo stati in grado di raggiungere nel corso dei secoli.

Commitment e appartenenza

Nessun essere umano sceglie di essere single. Nessun essere umano può vivere senza sentirsi connesso a qualcun altro. Quando diciamo che “l’unione fa la forza”, rimarchiamo uno dei desideri più condivisi dalle persone: quello di sentirsi parte di qualcosa. Siamo convinti che insieme siamo in grado di generare un valore tanto più grande in gruppo di quello che produrremmo da soli. Questa affermazione ci porta a dimostrare “la razionalità irrazionale” dell’essere umano. Se ci attenessimo alle regole della logica e a quelle della teoria economica neoclassica dovremmo dire che la felicità è la massimizzazione del vantaggio individuale. Per cui, tornando all’esempio dell’ultimatum game, “tenere tutto per sé sarebbe la soluzione migliore”. Eppure, decine di studi di economia sperimentale e di psicologia ci dicono che le persone premiano coloro che collaborano di più e puniscono gli egoisti. Il motivo? Perché come collettività abbiamo imparato a riconoscere il valore che il gruppo genera nel lungo periodo. Come disse Robert Trivers nel 1971: “La nostra specie si è evoluta grazie alle condizioni che favoriscono la cooperazione”.

Animali sociali

Tutto questo ci dice fondamentalmente una cosa: non smetteremo mai di creare relazioni, in network fisici o virtuali perché lo straordinario potere degli esseri umani consiste proprio nella nostra abilità vivere in due mondi. Il primo è una realtà oggettiva, fatta di cose tangibili, a cui apparteniamo con tutte le altre specie; il secondo è una realtà tutta nostra che abbiamo creato e alla quale abbiamo dato un significato proprio come collettività!

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Federica Ongis
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Written by Federica Ongis

HR Training Specialist & Development — Podcaster of “Seven O’clock” Podcast — Woman-philosopher. Passionate about behavioural sciences and neuroscience.

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