Attacco al potere. Su quanto accaduto negli USA
Se gli Stati Uniti vedessero ciò che gli Stati Uniti stanno facendo, gli Stati Uniti invaderebbero gli Stati Uniti, per liberare gli Stati Uniti dalla tirannia degli Stati Uniti.
Voglio dedicare l’episodio di oggi a quello che è successo negli Stati Uniti mercoledì 06 Gennaio. Si è trattata di un’invasione da parte di alcuni fanatici sostenitori di Donald Trump a Capitol Hill, sede del Congresso. Si è trattata di un’invasione all’insegna della violenza, con arresti e morti. Quello che è successo a Washington nella sede del Campidoglio — il complesso di edifici dove si riunisce il Congresso, dove sono ospitate le sale riunioni del Senato e della Camera dei Rappresentanti, gli organi principali del potere legislativo americano — è sia un fatto senza precedenti che ha scosso il mondo intero, sia un fatto pesante.
Ci tengo a sottolineare la pesantezza che in molti hanno denunciato ma, purtroppo in un’epoca come la nostra è molto complicato dare continuità a questa denuncia. Di una cosa sono abbastanza sicura: sminuire, ridere o anche dire che sono degli “ignoranti”, “fenomeni da baraccone” di certo non aiuta a dare peso all’accaduto. Anzi lo fa apparire piuttosto superficiale. Come mai dovremmo stare ben attenti a fatti come questo? Provo a raccontarti 3 motivi che secondo me bastano e avanzano.
Primo: Rappresentanza
Il primo motivo è stato dichiarato da praticamente tutti i media: un attacco diretto alla democrazia. La “crisi della democrazia” non è un discorso nuovo. Il punto è che non dobbiamo dimenticarci che la democrazia è un ideale più che un fatto. Qualche tempo fa scrissi un articolo intitolato “La democrazia non esiste, ma questo è il bello!”. Come mai? Perché la democrazia è un ideale a-venire come ci insegna il filosofo francese J. Derrida cioè è un ideale che ci motiva. Morto l’ideale, viene meno anche la motivazione ed è qui che siamo davvero in pericolo! La democrazia non è qui e non è ora, però la sua forza sta proprio nel fatto che motiva le persone a fare del proprio meglio, indirizza le società a creare condizioni di uguaglianza, pari opportunità e a farsi garanti delle libertà e dei diritti fondamentali, ci spinge a perseguire la giustizia. Quanto è accaduto negli USA è pesante perché l’attacco al Campidoglio non ha solo messo in discussione la realtà democratica, ma anche l’ideale democratico. Sappiamo tutti che gli Stati Uniti per quanto si dicano il paese più democratico al mondo e si presentino come i supereroi della democrazia, in realtà, nei fatti, lo sono forse molto meno di altri paesi che non si vantano di esserlo. Il fatto è che gli Stati Uniti rappresentano dal punto di vista dell’ideale democratico un punto di riferimento per il mondo intero. La forza del loro soft power quando si parla di “democrazia” è enorme e, molto probabilmente, è anche il motivo che li rende primus inter pares. Il problema quindi è tanto grave quanto ad essere stata messa in discussione è la fede che i cittadini del mondo, non tanto degli USA in se, hanno nella democrazia. È così che si lascia sempre più spazio a forme diverse di estremismo.
Secondo: Meglio sicuri che giusti!
La seconda ragione è fortemente connessa alla prima: quando viene meno la motivazione l’essere umano diventa inutile. C’è un altro fattore che rende l’accaduto molto più simile a quello che accadde nella Germania nazista o nell’Italia Fascista (per fare due esempi vicini alla nostra storia) piuttosto che ad altre forme di attacco al potere: la premesse e la pubblicità. Parto da questo secondo punto: la pubblicità. Le scienze comportamentali e le neuroscienze ci mostrano che se un fatto o un’informazione è disponibile allora tendiamo a credere che sia più probabile o più vera, si chiama proprio euristica della disponibilità. Così se i media parlano per mesi e mesi ininterrottamente di “terrorismo” per noi è molto più facile credere che l’ISIS sia fuori dalla nostra porta. Questo perché il nostro cervello ci gioca strani scherzi: ci fa essere un po’ come San Tommaso “se non vedo non credo”, vedo quindi ci credo! Entrare in perfetto stile “serie TV” al Congresso ha dato all’accaduto tanta visibilità. Questo rende ancora più dura la situazione perché adesso, oltre che sapere dentro di te che la democrazia non funziona, che spesso delude e che i suoi ideali sono traditi molte e molte volte, inizi a crederci con convinzione: perché l’hai visto! Non solo tu anche tutti quei paesi che hanno provato con forza e violenza ad attaccare ora avranno una scusa in più per dire: (a) “Ma che cosa vuoi che non ci credi nemmeno tu e manco la tua gente” e (b) “Avete visto?! Insomma, in tanti si sentiranno più legittimati di prima ad attaccare la democrazia sia come valore, sia come forma politica (la migliore si intenda!). Per dirla in altri termini: nel momento in cui il fallimento è pubblico in tanti smettono di trovarci senso o addirituttra di crederci.
Oltre alla pubblicità, il secondo punto di questo discorso sono le premesse: la pandemia pone le premesse — così come ci insegna la storia — per sconvolgimenti ai quali dobbiamo fare tanta attenzione. Non può essere che la storia non insegni! Il Covid-19 è terreno fertile perché — sempre tornando a Maslow — ha sottratto a moltissime persone certe sicurezze fondamentali come: il lavoro, la salute, il denaro. La piena pandemia ha fatto vacillare la prima base della piramide. In più, ora che c’è il vaccino non è che la situazione sia risolta diciamocelo. Anzi, il vaccino destabilizza la seconda base. Le persone sanno che il vaccino da speranza: la speranza di rientrare in società, di affrontare una nuova normalità. La domanda è: siamo pronti? Ci sentiamo all’altezza? Non è detto che tutti lo siano e con la stessa convinzione. Piuttosto, il fatto di non aver più un lavoro o essersi impoveriti potrebbe farci sentire “indegni”, “in difetto” e questo provoca un’enorme crisi psicologica (che per altro è ciò a cui si stanno preparando molti paesi come next step della crisi sanitaria). Cosa c’entra la crisi psicologica con quello che è successo in USA? C’entra nella misura in cui l’essere umano privato della sicurezza della sopravvivenza, privato della stabilità psicologica non arriva più in terza base: quella dei valori! Lo step successivo è la crisi dei valori! Quando vengono meno i valori viene meno l’essere umano. Zero motivazione, zero desideri, zero aspirazioni va bene quello che funziona nel breve termine. Questa situazione è particolarmente rischiosa perché denota la forte possibilità che la democrazia sia sostituita, a poco a poco, da modelli politici che “funzionano”. Credo però che il funzionalismo non abbia mai funzionato quando si parla di persone in carne ed ossa. Con questo ciò che voglio dire è che modelli politici come quello Cinese, che hanno dimostrato di “funzionare”, di saper gestire la pandemia meglio di noi, di mantenere la sicurezza meglio di noi, di garantire la crescita economica meglio di noi, per quanto dittatoriali verranno ritenuti “migliori” perché più “prestanti”. Una persona che smette di avere dei valori, si abbandona più facilmente al concetto di efficacia e di efficienza. Sicuramente si disinteressa a ciò che è più giusto!
Terzo: Un salto nel passato
Il terzo motivo ci riporta molto indietro negli anni, a quando il genere umano ha popolato per la prima volta la superficie terrestre. Come diceva Hobbes a quel tempo vigeva una sola regola: “La legge del più forte”. Era “guerra di tutti contro tutti” e il concetto di “quieto vivere civile” era un miraggio bello e buono. Uno, se voleva, poteva presentarsi a casa tua ammazzarti, prenderti la casa, rendere schiavi i tuoi figli e tua moglie. L’uomo era un animale impreparato a vivere in società. Il punto è che, l’essere umano è diverso dagli animali sia perché è un essere sociale sia perché ha una priorità: la sicurezza. Lo psicologo Abhram Maslow nella sua “Piramide di Maslow” ci mostra che ci sono 4 stadi dell’evoluzione psicologica di ciascun essere umano e ci dice che se gli esseri umani aspirano a realizzare se stessi, la prima cosa che devono fare è garantirsi la sicurezza e la sopravvivenza. In altre parole, devono fare di tutto per mangiare, bere, dormire, ripordursi, dotarsi di quei beni materiali e di quelle condizioni indispensabili a tale scopo. Così è lo stesso Hobbes che ci dice che per riuscire a fare questo gli esseri umani un bel giorno si sono trovati e hanno detto: “Sai che c’è? Sarò anche più forte, più ricco e più potente di te ma se andiamo avanti così nessuno di noi può sopravvivere a lungo” per cui, si sono seduti attorno ad un tavolo, e hanno buttato giù un contratto attraverso il quale regolare il vivere civile. Hanno scelto poi un garante, cioè una persona che tutelasse che le regole stabilite e votate venissero rispettate. Così si è passati dallo stato di natura, dominato dalla forza e dall’egoismo, allo stato di diritto (o almeno ad una primordiale forma dello stato di dirtto, così come la intendeva Hobbes, ovvero come garanzia del solo diritto alla sopravvivenza). Perché ti ho raccontato questa storia? Perché devi sapere un’altra cosa e cioè che lo “stato di diritto” — se così scegliamo di chiamare questa condizione di regolamentazione sociale e civile — funziona indipendentemente dalla forma politica che si sceglie di adottare per il proprio popolo. Funziona in democrazia, funziona come al tempo di Hobbes con un regime monarchico assoluto, funziona anche in dittatura. Perché inteso in questo senso: cioè con l’obiettivo di garantire sicurezza e beni materiali essenziali alla sopravvivenza.
In casi come questo è inutile dire che servirebbe una presa di posizione severa e condivisa da parte della politica internazionale. La crisi della democrazia è un fenomeno globale a cui concorrono tanti aspetti. Come tutti i problemi globali si fatica a dargli una risposta coordinata perché viviamo in un mondo che per quanto sia chiamato a confrontarsi con problemi trasversali, finisce sempre per offrire risposte singolari, dettate da agende politiche locali, se non addirittura private. Tutto questo per dire che serve la reazione giusta. Non possiamo continuare a pensare che “politica” sia sinonimo di “distanza” perché — come rivelano molti fatti della storia contemporanea — basta il terreno fertile e qualche violenza di troppo affinché l’instabilità della sfera pubblica faccia saltare in aria anche casa tua!