Comprendere la Generazione Z
Parliamo di GenZ, la generazione che da ora e nei prossimi anni sarà protagonista del mondo del lavoro, dei cambiamenti socio-economici, dell’innovazione proprio perché è quella generazione che oggi, dopo i Millennials (1980–1994), sta facendo a poco a poco il suo ingresso nel mercato del lavoro. Per comprendere il cambiamento che ci aspetta occorre comprenderne gli autori, ecco perché può valere la pena indagare le principali caratteristiche, i bisogni e le aspettative della GenZ. Quali sono i tratti principali che possono aiutarci a comprendere la GenZ? Che cosa ci dobbiamo attendere?
Di chi stiamo parlando?
La GenZ racchiude tutte quelle persone che sono nate tra il 1995 e il 2012, cresciuti perlopiù da genitori della Generazione X (1965–1979). Per comprendere che cosa ci rende parte di una generazione, non basta focalizzarsi sul proprio anno di nascita, ma piuttosto occorre individuare quei fenomeni sociali, economici e culturali che sono avvenuti quando eravamo adolescenti, che ci hanno plasmato e che, perciò, hanno contribuito a renderci gli adulti che siamo.
Contesto: Quando parliamo di GenZ parliamo di una generazione che ha visto la recessione economica, i cui genitori, dopo aver assaggiato i privilegi del boom economico, si sono anche interfacciati con le prime difficoltà finanziarie e le prime crisi del mercato del lavoro. Pertanto, quando si parla proprio di lavoro, si deve tenere conto del fatto che, se i Millennials cresciuti dai Baby Boomers hanno avuto un’educazione più concentrata sull’esigenza di sviluppare la propria autostima, collaborare per godere dei benefici della società, diversamente, la GenZ, cresciuta dalla GenX, è venuta su in un contesto culturale in cui per i propri genitori c’è chi ha vinto e c’è chi ha perso, ovvero c’è chi ha goduto della crescita e chi è rimasto tagliato fuori. In quest’ottica, il risultato è una generazione molto più competitiva, con un’attitudine alla polarizzazione assai più spinto.
Tecnologia: Parliamo del rapporto con la tecnologia: la GenZ, a differenza dei Millennials non ha vissuto una vera e propria transizione, ma è a tutti gli effetti una generazione digitale, forse la prima generazione che possiamo definire al 100% “nativa digitale”. Dopo i pionieri del digitale, la GenZ sperimenta e vive per la prima volta immersa nelle soluzioni high-tech: dagli smartphone ai videogames. Tant’è che il 92% degli appartenenti a questa generazione dichiara che il grado di sofisticatezza tecnologica è quanto di più attraente possano trovare in un’azienda. Morale: il desiderio di lavorare per un’azienda o meno, dipende anche e soprattutto da quanto tecnologica essa sia! Parlando di tecnologia non possiamo non parlare di “innovazione”. Per la GenZ il concetto di innovazione fa riferimento a qualcosa di realmente innovativo, il che significa parlare di tecnologie avanzate ma soprattutto applicabili nel breve. Stiamo parlando di una generazione che ha un chioso fisso: la velocità. Innovare significa fare le cose in modo più efficace, nel minor tempo possibile. Ecco perché quando le promesse di innovazione includono troppi step, o sono troppo a lungo termine, smettono di essere attraenti. Insomma, per questa generazione, potrebbe valere l’affermazione: “più veloce, più interessante!” (a discapito, direbbero le generazioni precedenti, della capacità di soffermarsi davvero a riflettere su ciò che è opportuno o sulle conseguenze. Probabilmente un’atteggiamento ereditato dall’essere cresciuti in pieno consumismo!).
Comunicazione: Se parliamo di modelli di comunicazione non possiamo che dire che la GenZ è una generazione che ha bisogno di vedere le cose, più che di leggerle o di sentirle. E’ stato stimato che circa l’83% degli esseri umani preferisca uno stile comunicativo basato sulle immagini, non è un caso dato che il nostro cervello è in grado di processare un’immagine in meno di 30 millisecondi (un tempo record rispetto alla velocità con cui processiamo qualsiasi altro genere di informazione!). Questa preferenza per i contenuti visual è ancora più marcata per la GenZ al punto che da influenzare il loro intero stile comunicativo: immediatezza e direttezza sono le parole d’ordine per parlare la stessa lingua. Evitare troppi giri di parole, andare dritti al punto, utilizzare le emotion per evidenziare i contorni emotivi del discorso sono ciò che descrive il modo di comunicare di questa generazione.
Virtuale o F2F? Un dato interessante ci dice che l’84% della GenZ preferisce comunicare face-to-face. Sembra essere un dato controintuitivo per un gruppo di persone nate e cresciute nel pieno della digitalizzazione. Il punto interessante per comprendere questo dato è capire che cosa essi intendano per “face-to-face”. Altrettanto curioso è scoprire che la definizione di “face-to-face” di questa generazione è ben lontana dalla definizione fornita dalle generazioni precedenti, infatti, per la GenZ “face-to-face” traduce “potersi guardare diritti negli occhi” e anche una video call consente di fare questo!
Diversity: Un altro tema interessante riguarda il modo di approcciare la diversità. Se per i Boomers il diverso era spesso assimilato allo straniero, per le nuove generazioni il concetto di diversità assume un significato più ampio. Cresciuti in un mondo globale e multiculturale, ciò che riguarda le origini non è più così interessante, ma diventa interessante considerare i diversi interessi, orientamenti, hobby, i diversi approcci cognitivi, le personalità diverse. Insomma, nel loro concetto s i diversità di nasconde qualcosa di più esteso e più inclusivo.
Fatto su misura: Un altro driver importante della GenZ è la customizzazione, ovvero “l’arte di creare qualcosa fatto apposta per me”. Si tratta di una generazione cresciuta nell’epoca delle possibilità, specialmente quando si parla di carriera e di sviluppo professionale. I membri di questa generazione spesso faticano a visualizzare un percorso di carriera chiaro ed univoco: agli antipodi dei Boomers o della GenX, le nuove generazioni sono più possibiliste e adorano trovare l’opportunità di poter fare più cose per poi, scegliere, in un secondo momento ciò che fa per loro! Ecco perché, per esempio, sul lavoro, non amano i job title o essere assegnati ad un ruolo, ma cercano acquisire competenze trasversali e diversificare la propria esperienza professionale. Comprendere questa dinamica può essere un’ottima premessa per trattenerli.
Al pari passo con questo punto, non è raro trovare giovani che fanno più di un lavoro o sviluppano lavori paralleli a quello principale. Altrettanto comune è osservare percorsi di carriera meno scontati o comuni: se per le generazioni precedenti era scontato diplomarsi e fare l’università perché “non c’è CEO senza la laurea” o perché “non ti prende nessuno se non sei laureato”, per esempio, per la GenZ queste affermazioni non sono più vere, pertanto, fondare una start-up senza laurea o frequentare un corso professionalizzante per entrare immediatamente nel mondo del lavoro è un alternativa altrettanto valida.
Restando sempre su questo tema, non è un caso osservare nella GenZ comportamenti che le vecchie generazioni definirebbero “poco leali”. Persone che cambiano lavoro dopo pochi mesi, o che spingono per un cambio di ruolo… non è più un fatto di lealtà ma, di nuovo, di caccia alla possibilità. In quest’ottica non dev’esserci frustrazione!
Bisogni: Uno dei fattori che sicuramente differenzia la GenZ dalla generazione precedente, i Millennials, ha a che fare con ciò di cui hanno bisogno. Per un Millennials è importante realizzarsi, fare qualcosa che abbia un senso e sia soddisfacente, per la GenZ conta lo stipendio sopra ogni cosa. Probabilmente il contesto economico e le ripetute crisi hanno invertito il paradigma facendo del denaro non più la conseguenza di una passione, ma la sua premessa. Per la stessa ragione, l’esigenza di crescita e di vedere nel breve termine concretizzarsi un percorso di sviluppo o di ottenere riconoscimenti diventa una priorità per gli appartenenti a questa generazione.
Gerarchie: “Sei il mio capo? Siediti accanto a me e lavoriamo insieme!”. Per la GenZ il concetto di gerarchia è antiquato e superato. La gerarchia è data dalla competenza piuttosto che dall’esperienza ed è riconosciuto il ruolo strategico di chi è in grado di trasferire competenza attraverso la propria esperienza.
Flessibilità: Oggi discutiamo parecchio di flessibilità, orari di lavoro, smart working, work-life balance, per la GenZ vale il concetto di “Work-life blend”. Questo concetto traduce l’esigenza di potersi gestire autonomamente nell’arco delle 24h. Il che significa che il classico 9:5 perde di senso in un contesto in cui, essendo perennemente connessi, ha senso fare le cose quando ha senso fare le cose che siano le 9 del mattino o le 10 di sera da dove si vuole. In altri termini, i confini spazio temporali abbattuti dalla tecnologia si riflettono anche nel desiderio di gestire la propria giornata a seconda delle proprie priorità. Di nuovo, ciò che conta è portare a termine i compiti nel minor tempo possibile.
Apprendimento: La GenZ è una generazione di self-learners. Quando parliamo di formazione e nuove generazioni dobbiamo per forza spostarci da un concetto di apprendimento più tradizionale, docente-studente, a un concetto di apprendimento più trasversale e, sicuramente bottom-up. Parliamo di una generazione che ha avuto, fin dall’adolescenza, accesso ad Internet e a tutte le informazioni di cui ha bisogno. Pertanto, si impara ciò che serve, quando serve, attraverso tutti i canali disponibili. Non importa quale sia il background educativo da cui si proviene, se una competenza è strategica si trova il modo di acquisirla.
Individualismo: Non parliamo solo di una generazione più competitiva, come abbiamo detto all’inizio, ma anche di una generazione più individualista. Se per i Millennials valeva di più “fare le cose in gruppo” e quindi collaborare, la competizione spinge la GenZ a preferire il motto “chi fa da se fa per tre”. Ovviamente, non è tutto bianco o nero, ma sicuramente un approccio più competitivo spinge a vedere il confronto come un momento successivo non preliminare a portare a termine un risultato. Non è un caso che solo l’8% della GenZ afferma di apprezzare gli open space al lavoro, contesti disegnati per facilitare la collaborazione. Questo non significa che dobbiamo tornare ai cubicoli degli anni ’60 ma, di certo, è un alert a considerare una preferenza diversa.
Morale, provare comprendere le nuove generazioni può essere molto interessante perché chi oggi entra nel mondo del lavoro porta con sé vissuti, mentalità e approcci che daranno forma ai principali cambiamenti a cui assisteremo nei prossimi anni. Cercare di incastrare le nuove esigenze nei vecchi schemi potrebbe risultare distruttivo e controproducente, piuttosto vale la pena riflettere per essere preparati!