Cosa può insegnarci il Buddismo?

Federica Ongis
5 min readSep 5, 2020

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2 Lezioni che ho imparato nel Sud Est Asiatico

Le religioni esistono per dare speranza al genere umano. Non solo, le religioni sono nate per trasferire insegnamenti, guidare gli uomini, sostenere comportamenti moralmente corretti. Al di là di come si siano declinate storicamente — che è un altro discorso — ciascuna religione ha qualcosa da insegnarci.

Oggi voglio raccontarti di due grandi lezioni che ho imparato dal Buddismo.

Negli ultimi due anni ho viaggiato parecchio in Asia. Nel continente asiatico il buddismo è una delle religioni più diffuse, sebbene si proponga in diverse forme. La scorsa estate ero in Sri Lanka, dove il buddismo è sicuramente la religione numero uno. Durante il mio viaggio a tappe, dalla costa Occidentale a quella Orientale di questa “Perla dell’Oceano Indiano”, mi sono trovata a dovermi fidare (e pure parecchio). Veniamo ai fatti.

Ci trovavamo a Ella a circa 4 ore di viaggio dalla tappa successiva: Dambulla, diretti verso il bellissimo tempio scavato nella roccia per cui la cittadina è nota al turismo. Quella mattina partimmo prestissimo, accompagnati dal cugino del proprietario della Guest House in cui alloggiavamo, il quale, si era proposto per pochi spiccoli di darci un passaggio.

Sinceramente, già questa fu una prima prova di fiducia, perché da noi, in Italia, non l’avrei mai fatto. Ma in Asia, tra tuk tuk e passaggi random, si può dire che è un’usanza.

Considerando la viabilità srilankese (che devo dirlo è terribile) dopo ben più di 4 ore arriviamo a destinazione. Gentilissimo il nostro compagno di viaggio ci lasciò proprio di fronte all’ingresso del tempio: recuperammo gli zaini e ci salutammo.

Meno di qualche minuto dopo si avvicinò un tale che, con un inglese un pò maccheronico, iniziò a dirci che di lì non si entrava. L’ingresso del tempio era stato spostato. “E dove?” Gli chiesi. “Dall’altra parte della montagna, sull’altro versante”. Esatto, perché in Sri Lanka molti templi si trovano proprio in cima a piccole vette che, forse in Lombardia non chiameremmo nemmeno “montagne”, ma questo per dire che c’era da salire, e, in questo caso, pure da camminare parecchio per raggiungere l’entrata. Che si fa?

Decidemmo di salire a bordo del suo tuk tuk e in pochissimo tempo ci trovammo all’ingresso. Fu qui che si presentò il problema. Salire con gli zaini era vietato per non parlare della fatica che avremmo dovuto fare dato il carico. Di nuovo, che si fa?

Avevamo raggiunto Dambulla proprio con lo scopo di visitare quel sito. Andarcene senza averlo fatto sarebbe stata una pessima idea. Ma lo zaino? Non potevamo abbandonarlo lì perché l’uscita era da tutt’altra parte. Non potevamo lasciarlo in una cassetta di sicurezza perché sei in Sri Lanka mica a Gardaland. Così, percependo la paranoia, si offrì lui: esatto, l’autista del tuk tuk, conosciuto pochi secondi prima, ci propose di tenerci gli zaini e venirci a riprendere all’uscita del tempio entro 4 ore.

Potrà sembrare cosa di poco conto lo “zaino dei vestiti”, ma in un paese dove è difficile trovare il bagnoschiuma, fidati, che contano di più le cose che possiedi del denaro che puoi spendere. Morale, ti fidi? Non ti fidi? Non hai scelta. Lasciammo lo zaino al “socio” e ci accordammo per ritrovarci all’uscita dopo quattro ore circa.

Finita la bellissima visita al tempio, uscimmo e ci trovammo in mezzo ad un mercato affollatissimo, un classico nel Sud Est Asiatico. Ora trovalo tu il nostro amico. P-A-R-A-N-O-I-A. Facciamo un giro. Che fine avrà fatto? Ammetto che, più pensavo ai giorni di viaggio che avevamo ancora davanti, più sudavo agitazione.

“Eccolo!” Gridò il mio compagno. Tirai un sospiro di sollievo. “Ma dove eri finito?” gli chiesi. Vuoi sapere quale fu la sua risposta? 5 lunghi minuti di scuse. Aveva tardato perché era tornato a casa a mangiare e non poteva permettersi di acquistare qualcosa al mercato nell’attesa. Mi vergognai terribilmente perché per quanto sollevata ero già lì a pensare che avesse voluto fregarci.

Questa storia mi fece riflettere profondamente. Ma — scommetto che te lo starai chiedendo — che cosa c’entra con il buddismo? C’entra eccome, ma lo capii qualche giorno più tardi quando arrivammo a Sigiyria.

Sigiyria è la località “da cartolina” dello Sri Lanka. Qui ebbi la fortuna di poter intervistare una giovane ragazza per realizzare una puntata del mio podcast nella sua versione “On the Road”. Si parlava di “modi di vivere”, ci si confrontava sulle differenze culturali e si arrivò al discorso sulla religione. Fu quel che mi disse a scoprire la carte.

“Vedi, chi crede profondamente nel messaggio del buddismo non ti fregherà mai perché la sola ipotesi di reincarnarsi in un essere inferiore, a causa delle malefatte compiute nella vita precedente, ti tiene lontano da ciò che non si deve fare e ti spinge ad essere moralmente corretto verso il prossimo”. — Lezione nr. 1

Ammetto, che non ci avevo pensato. Allora è vero che avere fede in qualcosa di ultraterreno può aiutare a farci essere persone migliori su questa terra? Benché da noi non funzioni proprio così, la differenza ulteriore sta nel fatto che il buddismo, più che una religione è una filosofia di vita, uno stile di vita e, da ultimo, una morale. In tal senso, la distanza tra il “Regno dei cieli” e la vita di tutti i giorni è minore, forse, è per questo che è più spontaneo tenere fede agli insegnamenti. Il buddismo ci insegna che nulla esiste indipendentemente da tutto ciò che esiste. Tutto influenza tutto. Tutto è interconnesso con ciò che esiste, intimamente. Le persone sono connesse intimamente. Perciò, quando non siamo capaci di ascoltare i sentimenti, i bisogni, le istanze degli altri le nostre relazioni soffrono, al contrario, risplendiamo tanto più siamo capaci di mostrare sostegno e interdipendenza. In altre parole, il buddismo ci ricorda il legame originario su cui si fonda la nostra società, il nostro ecosistema, le nostre relazioni al punto che “trattare male gli altri” è sinonimo di masochismo. — Lezione nr. 2

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Written by Federica Ongis

HR Training Specialist & Development — Podcaster of “Seven O’clock” Podcast — Woman-philosopher. Passionate about behavioural sciences and neuroscience.

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