«Divide et impera».
L’arte della guerra ci insegna che se vuoi vincere non devi mai attaccare il tuo nemico
“I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere.”
E’ l’obiettivo che guida le tue azioni e non le tue azioni che definiscono il tuo obiettivo. Il viceversa funziona meno. Questo è il messaggio principale che ho imparato leggendo uno dei testi più antichi e più applicati: “L’Arte della Guerra” di Sun Tzu.
L’Arte della Guerra è un testo famosissimo. Secondo la leggenda fu scritto attorno al IV secondo a.C dal militare, stratega e filosofo Sun Tzu, nonostante siano in molti a pensare che il trattato debba essere attribuito a più autori. L’Arte della guerra è probabilmente il testo di arte militare più antico che esista. In passato ispirò la strategia militare europea e ancora è interessante sapere che viene fatto leggere alle forze militari dell’esercito americano.
Psicologia del conflitto
Perché mai oggi dovremmo ascoltare i consigli di Sun Tzu? Perché i conflitti non si vedono solo in guerra, sul campo di battaglia, ma, ciascuno di noi vive dei conflitti, siano essi con gli altri o con se stessi e perché Sun Tzu ci spiega come gestirli efficacemente.
“Il conflitto è componente integrante della vita umana, si trova dentro di noi e intorno a noi.”
La vittoria militare è più psicologica che fisica. L’Arte della Guerra ci insegna come dovremmo comportarci quando ci troviamo di fronte ad un conflitto e, meglio ancora, come dovremmo agire per vincere.
Le Regole per vincere
(1) La regola numero uno è: usa l’intelligenza, non la forza.
La forza bruta, lo scontro aperto richiede un consumo di risorse ed energie tale da non valerne quasi mai la pena. Piuttosto impara ad essere strategico.
Per vincere ogni forma di conflitto devi avere una strategia chiara. Per strategia si intende un piano di azione di lungo periodo, un obiettivo a medio-lungo termine che, una volta fissato, determina e coordina tutte le azioni più piccole che servono per raggiungerlo. La strategia in qualche modo definisce la tua vision, il senso della tua missione.
Fai attenzione a non confondere la strategia con la tattica. Nel caso della tattica, non si parla del fine più profondo che ti ha spinto ad accettare la sfida e a viverla, bensì del metodo, degli strumenti e dei mezzi che vorrai utilizzare.
“Tutti possono vedere la mie tattiche, nessuno può conoscere la mia strategia.”
(2) Pianifica le tue azioni.
Una volta definito il fine strategico, tutte le tue azioni quotidiane dovranno essere coerenti ad esso. Inizia qui la tua pianificazione.
Pianificare significa prima di tutto impararare a dire “si” o “no” a tutte quelle azioni che servono o meno per fare un passo in avanti verso il nostro obiettivo. Non è affatto semplice, nella misura in cui l’obiettivo è — almeno inizialmente — così lontano che fai fatica a dire con sicurezza va bene o va male, se sei coerente o no con l’intera missione. Ma più ci provi, più ti alleni e più ti avvicini; così man mano che ti avvicini diventa sempre più facile.
Il secondo aspetto della pianificazione è la conoscenza: conosci te stesso e il tuo nemico.
“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”
Raccogli il maggior numero di informazioni possibili: chi è il tuo nemico? Quali sono i suoi punti deboli? Come si comporta? La preparazione in questa fase è tutto. Nessuno fa grandi performance spontaneamente. Analizza il campo di battaglia. Scopri quanto è in tuo potere scoprire. Sii filosofo e ricercatore. Ma attenzione non ti basterà sapere come si comporterà il tuo nemico, se vuoi vincere, devi avere bene chiaro in testa anche quale sarà la tua reazione. Per questo è importante che tu conosca te stesso prima di tutto.
(3) Sii come l’acqua.
Adattati e sii flessibile, ma mantieni sempre l’iniziativa. E’ questa la terza regola. La vittoria è data a coloro che sono capaci di calcolare, stimare e confrontare ma non c’è calcolo e non c’è misura che tenga senza la capacità di diventare fluidi come l’acqua. L’acqua si adatta al contenitore in cui viene versata, così lo stratega possiede sempre una carta da giocare quando il terreno di battaglia si trasforma. Essere “adatti”, “equilibrati”, “bilanciati” e “calmi” è l’unico modo che c’è per non destare nel nemico il sospetto dell’attacco.
“Con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza. Questo significa avere il controllo del cuore.”
Non è un caso che, per Sun Tzu non si debba mai arrivare allo scontro diretto perché il modo migliore per vincere è “circondare”.
La guerra è inevitabile, ma il conflitto no.
In sintesi…
Ci sono due ragioni per cui trovo interessante e attuale il testo di Sun Tzu.
La prima è che ci ricorda che lo scopo di un conflitto non è vincere ma preservare e cioè “mantenere intatto”. I conflitti hanno senso se e solo se non provocano devastazione e questa è una lezione che utile per tutti i conflitti politici, economici, sociali, civili a cui assistiamo ai nostri giorni. Morale: per vincere costantemente non devi mai farti devastare.
Il secondo elemento interessante è il discorso sul metodo. Pianificazione. Ricerca. Allenamento. Questi sono i tre elementi essenziali di ogni metodo. Se vuoi vincere devi avere metodo, non la forza. Non ti serve essere Hulk o qualsiasi altro supereroe con doti straordinarie, ma piuttosto devi essere così bravo nel tuo ordinario, così costante, e così motivato, da rendere straordinario il risultato della tua missione.