“Il bicchiere mezzo pieno”
Come il Coronavirus cambierà il nostro modo di…
Siamo in piena crisi. L’Italia, la Cina e con loro molti paesi del mondo che ancora tacciono, stanno vivendo una crisi che per alcuni di noi ha un impatto senza precedenti, e che per altri, per esempio i più anziani, assume nuove forme.
Così, voglio partire proprio dal concetto di “crisi” per esprimere qualche riflessione sulla situazione di emergenza sanitaria in corso.
Crisi: nell’accezione comune, questo termine (crisi) assume un connotato negativo.
La “crisi” è sempre vista come qualcosa di brutto e, per certi versi lo è. In realtà, l’origine del termine “crisi” ci consegna una chiave di lettura potente e nobile per leggere, interpretare e riflettere su ciò che sta accadendo.
Crisi significa: scelta, decisione. Si tratta di scelte e decisioni da cui derivano azioni, cambiamenti, trasformazioni, rivoluzioni. Così, ora come mai, tutto dipende da un unico fattore: le nostre decisioni, come singoli, come collettività.
Al termine di questa emergenza sanitaria, che hai il sapore di una crisi e i colori di una guerra, nel susseguirsi delle decisioni prese — piccole o grandi che siano — ciascuno di noi riconoscerà e apprezzerà molto di più il valore di…
Il valore della libertà
Chiedersi che cos’è la libertà è qualcosa che, di solito, fanno solo i filosofi. Da filosofa, ricordo le lezioni passate ad interrogarci su che cosa significasse “essere liberi” e che cosa volesse dire “non esserlo”, ricordo le discussioni accese e la voce di chi “la definiva in un modo, e chi in un altro”. Eppure, oggi, come mai nella storia personale di molti di noi… iniziamo a sentire il peso dei vincoli, che dall’esterno limitano la nostra libertà.
Così, per qualcuno oggi non essere liberi può voler dire non poter uscire di casa, per altri non vedere i propri cari, per altri essere messi alle strette da gravi condizioni di salute, per altri ancora rinunciare alla propria quotidianità per combattere in prima linea.
Forse, ci siamo sempre dimenticati di valutare le conseguenze concrete che derivano da una condizione “meno libera”, più limitata rispetto a quella a cui siamo sempre stati abituati, quella condizione in cui siamo nati e cresciuti, quella per cui qualcuno, prima di noi, si è battuto. E così, capiamo che la libertà è una conquista e che, come ogni altra conquista, è la sua assenza — una condizione illiberale — che ne motiva l’esigenza di difenderla.
Eppure, esistono circostanze in cui “la fine della mia libertà” è l’inizio di quella altrui, è una condizione solidale che, come diceva Martin Luther King, è necessaria per vivere in società; e noi viviamo in una società, civile e matura: non è così?
Ecco perché, a volte, i confini che ci vengono imposti non sono poi così terribili se garantiscono all’altro confini ancora più essenziali che, in certe circostanze, coincidono proprio con “lo spazio vitale”.
Il valore della sanità pubblica
Il nostro paese, l’Italia, sta affrontando una situazione drammatica soprattutto dal punto di vista sanitario. Gli ospedali sono al collasso e l’immagine dipinta dalle parole di chi ci lavora è quella di una trincea, di un lazzaretto: “Siamo senza posti letto in terapia intensiva”, “Dobbiamo decidere tra chi vive e chi muore”.
Eppure, l’Italia, ha la fortuna di avere un sistema sanitario pubblico invidiabile ovunque nel mondo. Pensiamo alla stessa crisi negli Stati Uniti, dove non esiste un sistema sanitario pubblico e dove, senza assicurazione pagata, non ti permettono neppure di mettere piede in ospedale, figuriamoci in terapia intensiva.
Pensiamo alla stessa crisi nei paesi del terzo mondo, dove probabilmente, senza troppe spiegazioni e allarmismi, la gente muore. Muore e basta.
Pensiamo alla stessa crisi, in Italia, in casa nostra, all’interno dei nostri confini e per di più in una regione geografica — quella del Nord Italia — che raramente è stata colpita da “emergenze” di questa natura.
Mancano i fondi, manca il personale ed è vero, forse questo il momento sbagliato per rendersene conto; tuttavia, chi c’è sta dimostrando tutto il valore e la forza di militari che non combattono con le armi o la forza fisica, ma con la competenza e la forza mentale.
Forza di affrontare, quotidianamente, una situazione di emergenza dove in gioco prima che le scelte geopolitiche delle nazioni, gli interessi economico-finanziari e il super potere degli eserciti, c’è la vita delle persone.
Così, per quanto il burattinaio creda si possano sacrificare i burattini per ripristinare il proprio triste spettacolo, medici, infermieri, sanitari e tutti coloro che stanno contribuendo in prima persona, nel pubblico e nel privato, sono lì a dimostrare che non c’è realtà cinematografica, finzione o fantasia quando si tratta di sconfiggere un’arma che uccide persone in carne ed ossa.
Siamo e saremo molto orgogliosi di militari che usano il camice piuttosto che la divisa, 24 ore su 24.
Il valore della cooperazione
A volte ci dimentichiamo di essere “anelli di una catena” e forse i Social Network una funzione sociale c’è l’hanno: ricordarcelo.
Social — Network — Società, volenti o nolenti, vi prendiamo parte. Ecco che, dunque, la Ferragni e Fedez riescono ad utilizzare il loro network digitale in modo virtuoso dimostrando a tutti gli effetti la portata e la responsabilità sociale del mondo digitale, pari e a volte superiore per immediatezza dei risultati a quello delle grandi, tradizionali realtà organizzative.
In molti hanno contribuito alla raccolta fondi per aumentare i posti letto in terapia intensiva, per finanziare le spese sanitarie, per l’assunzione di nuove figure professionali a supporto.
Così, come il virus dilaga e il contagio è il prodotto vizioso della struttura networkale della nostra società, allo stesso tempo, pure i comportamenti virtuosi possono crescere in modo esponenziale. L’importante è non spezzare la catena.
Il valore della responsabilità individuale
Julia Nesfky è una studiosa autrice di un bellissimo articolo intitolato: “How can I Help, Without making the difference” per descrivere il contributo che ciascuno di noi può dare nell’affrontare problemi globali.
Considera — ad esempio — i cambiamenti climatici: quanto pesa il mio contributo, come singolo, che sceglie di uscire in macchina piuttosto che in bicicletta o a piedi rispetto al valore annuo delle emissioni di CO2?
Impercettibile. Così minimo che “non fa la differenza”.
Il fatto che sembrerebbe che le nostre azioni “possano non fare la differenza” ci insegna Parfit, è un errore di “matematica morale” sacrosanto. Esatto, perché piccolo, non significa nullo, ma dipende sempre dal metro di confronto e dall’ordine di misurazione che scegliamo di adottare.
Così, il nostro contributo acquista di peso e di valore nella misura in cui, benché “non faccia la differenza”, contribuisce alla causa, ovvero contribuisce a produrre un certo risultato.
Oggi, ci troviamo di fronte a questa situazione di emergenza, per cui il bene comune in gioco è “la vita delle persone”, un bene che tutti riconoscono senza ombra di dubbio.
Ciò nonostante, il sentirsi incapaci di fare la differenza giustifica talvolta il nostro “non contribuire”.
E’ proprio in circostanze come questa, dove il pegno è altamente percettibile, che siamo determinanti. L’epidemia è il nostro contesto pubblico. La scelta di stare a casa, di contenere il virus, la nostra responsabilità individuale.
Quando sarà finito tutto, ricorderemo il peso delle nostre azioni, ma soprattutto il valore del nostro contributo quando si parla di problemi collettivi. Quanto, come singoli, ci costa restare a casa, quanto, come collettività, ci guadagniamo. Ripeteremo questo ragionamento per affrontare altre questioni globali (i cambiamenti climatici per fare un esempio) oppure torneremo ad essere vittime del nostro ristretto metro di paragone?
Questo non lo so, staremo a vedere. Sicuro è che un’esperienza in più sarà parte del nostro bagaglio.
Il valore della creatività
Parlare di “creatività” potrebbe sembrare del tutto fuori contesto, tuttavia, la creatività è valore e virtù del nostro Paese. Anche nelle situazioni più difficili, gli italiani dimostrano sempre di essere capaci di reinventarsi. Ci chiedevamo che ne sarà dell’economia? Del lavoro? Del turismo? Eppure, lo stiamo affrontando.
Una quotidianità stravolta può essere sintomatica di due atteggiamenti: da un lato, la depressione; dall’altro, l’ottimismo. Dobbiamo scegliere, anche qui.
Per fare un esempio molto banale ma efficace: c’era chi diceva che “allenarsi a casa è impossibile” e impazziva alla chiusura di ogni centro di attività sportiva e aggregazione e ora trasforma oggetti impensati in pesi, pochi metri quadrati in una palestra. Analogamente, sebbene in una forma più complessa, molti business costruiti sull’aggregazione e le relazioni sociali hanno fatto proposte creative, sviluppando progetti e interventi nuovi che per certi versi, finita la crisi, potranno ampliarne il mercato. Questa esperienza, per quanto traumatica e difficile, ci ricorderà quanto potente è la nostra mente una volta uscita dalle zone di comfort.
Diventeremo più bravi a distruggere abitudini e fondarne di nuove senza esserne troppo vincolati.
Si tratta di una sfida, per noi come persone e per il Paese che potrebbe cedere la followership per tornare ad essere Leader nel panorama economico globale.
Il valore del lavoro
Il lavoro nobilita l’uomo.
Nonostante la bellezza di questa citazione, quante volte abbiamo pensato che “sarebbe proprio bello vivere senza lavorare”.
Ora, chi vive senza lavorare si annoia. Chi lavora da casa, desidera tornare in ufficio.
Quanto è importante il lavoro per la nostra crescita personale oltre che professionale? Tanto, così tanto da dedicarci 8 ore della nostra giornata.
Infine,
Il valore più prezioso di tutti: le persone
Siamo animali sociali.
Questo significa che senza gli altri, appassiamo; ma con il nostro appassire non ci si fa del buon vino.
Sia che tu sia un estroverso cronico, sia che tu sia un “eremita”, ti sarà chiaro che, la vita umana si costruisce di relazioni.
Molto spesso, tuttavia, ci dimentichiamo di apprezzare, riconoscere, valorizzare il contributo che gli altri hanno per noi.
Succede che, a volte, ci venga chiesto di “sacrificare” le nostre relazioni sociali per il bene comune: ebbene, farlo ci ricorderà con più forza il valore dell’esistenza del prossimo.
E’ chiaro, durante una crisi, nel pieno della frattura, la drammaticità della situazione ci porta inevitabilmente a guardare il bicchiere per quanto vuoto è; nonostante questo, il desiderio di queste riflessioni è quello di poter vedere l’acqua che lo riempie, piuttosto che quella che manca.
La nostra mente c’è lo insegna e, a volte serve ricordarcelo, l’ottimismo e la convinzione che usciremo da questa situazione più forti di prima è l’arma migliore a cui possiamo appellarci in questi giorni per guidare le nostre più piccole azioni quotidiane, comprendere le azioni più grandi di noi e aiutarci.