Il potere della voce.
Tutti pazzi per Clubhouse!
Quando ho iniziato questo podcast scelsi consapevolmente di voler fare un podcast per una ragione: la voce. In molti mi avevano consigliato di fare video, per la presenza direi spesso “scenica” e per la mia disinvoltura, ma la mia fu una scommessa sulla voce.
Perché la voce ti chiederai? Perché la voce ha un potere straordinario quello di lasciarti libero, libero di immaginare il mondo e la realtà per come ti viene raccontata, libero di pensare. Non che l’immagine non susciti pensieri e riflessioni — ci tengo a sottolinearlo — ma lo fa in modo diverso. Se ci rifletti, la nostra quotidianità è permeata da immagini tridimensionali e in movimento, oserei dire quadridimensionali nella misura in cui la quarta dimensione è rappresentata dall’esperienza che facciamo con quel che vediamo, con quel che viviamo. Tuttavia, le immagini ci offrono il mondo così come è, fatto e finito, e in questo offrircisi limitano la nostra facoltà di immaginare. Come potrebbe essere per te? Secondo il tuo particolare punto di vista? Secondo il tuo vissuto? Secondo la tua esperienza? La voce ti lascia lo spazio di figurare una realtà che prende forma nella tua mente e si adatta a chi sei. La voce stimola il pensiero, ti incalza a porti qualche domanda in più, per questo, penso che la voce — più che le immagini — sia il mezzo perfetto per fare filosofia. Cosa che per altro si fa in questo podcast!
Perché tutta questa digressione sulla voce? Perché da qualche giorno sono su Clubhouse, social network da poco sbarcato anche in Italia, il cui elemento portante è proprio la voce! I creatori di questo social hanno puntato sul contenuto, piuttosto che sulla forma: basta infiocchettamenti! Conta ciò che dici. Al momento può accedere solo chi ha Apple e solo su invito, ricevuto da chi è già dentro l’app. Una volta approdato sulla piattaforma puoi partecipare a delle room tematiche di discussione, dove i moderatori tengono le fila del dibattito e gli ospiti discutono del tema in oggetto. Il bello è che tutti possono salire sul palco e prendere parola, basta alzare la mano! Ti puoi iscrivere, poi, ai club tematici, ma al di là di quel che si può fare e non si può fare che lo puoi esperire da te o lo scoprirai quando avverrà il roll-out del social, l’elemento interessante è il: come funziona? È proprio questa la domanda che apre ad una interessantantissima risposta e cioè: la cosa figa di Clubhouse è che è estremamente contemporanea nel modo di far interagire le persone. Niente gerarchie! Personalità interessanti, pure famose, chiacchierano e discutono con chiunque abbia qualcosa di interessante da dire. Nascono confronti e network davvero curiosi!
Non si tratta solo di fare quattro chiacchiere ma si tratta di imparare dall’esperienza altrui, di formarsi con lo stesso piacere e lo stesso rewarding cognitivo associato agli altri social network che tradotto intendo dire: diventa una droga! L’interazione è la grande fetta del successo di Clubhouse ma credo che non sia l’unica: l’altra è rappresentata proprio dal contenuto e dal modo con cui viene fruito, per dirlo, di nuovo attraverso la voce che ha un altro grande plus: ti costringe a stare attento. Nel mondo dell’economia dell’attenzione, l’attenzione non poteva che essere l’altra grande scommessa. In questo caso, però, non è solo intesa come “per quanto tempo ti trattengo sull’app” ma è anche intesa come “ascolto e sto attento a quello che dicono gli altri perché dalle loro parole posso sempre trarne qualcosa di valore”.
E così anche la voce crea legami e i legami creano opportunità e le opportunità generano valore!
Siccome ho iniziato questo episodio parlando di podcast voglio fare una riflessione anche sul rapporto tra i podcast e Clubhouse. Se ne è discusso parecchio: dal mio punto di vista l’uno non sostituisce l’altro. Un podcast è un prodotto d’autore, se così si può dire, richiede tempo, uno storytelling, è cucito su misura dall’autore che lo produce che, in un certo senso, tra voce, suoni e contenuti dà vita al suo marchio di fabbrica. Clubhouse è tante voci, tanti autori, è discussione tra attori diversi, ecco perché penso che, tutt’al più l’app, possa essere uno spazio di interazione aggiuntivo, di discussione tra podcaster e ascoltatori o, ancora di più, una fonte di ispirazione per produrre nuovi contenuti — ovviamente, non solo per chi fa podcast!