Il potere delle ABITUDINI
“Quasi tutte le scelte che compiamo ogni giorno potrebbero sembrarci il prodotto di decisioni ben ponderate, ma non è così. Sono abitudini”.
Nasciamo per cambiare. Ogni singolo aspetto della nostra vita, a partire dal nostro respiro, ha un’unica variabile comune: la variabile del cambiamento. Che si tratti di scelte rivoluzionarie o di semplici comportamenti quotidiani il cambiamento ha sempre a che fare con un’altra variabile: le nostre abitudini. Potremmo dire che il cambiamento è l’insieme di tante piccole abitudini, cioè azioni che ripetiamo con costanza, nel tempo. Come si fa a governare le nostre abitudini? Come si può dare continuità ad un comportamento positivo affinché diventi una buona abitudine? Quanto ci condizionano le nostre abitudini?
Le abitudini sono meccanismi di base del cervello umano, e imparare a conoscerle, modificarle e intervenire su di esse significa sviluppare un’enorme potere sia in termini di autocontrollo, sia nei termini della nostra abilità ad attuare i cambiamenti che vorremmo per noi stessi. Se vogliamo scoprire il potere delle abitudini, la prima domanda che dobbiamo farci è: ma perché il nostro cervello crea abitudini e se ne innamora perdutamente?
Abitudini e Cervello
Secondo un articolo del 2006 scritto da un ricercatore della Duke Univeristy, più del 40% delle azioni che compiamo ogni giorno sono frutto dell’abitudine. Se rifletti sulle 24h standard di un comune martedì, nella maggior parte dei casi, ti renderai conto di viaggiare con il pilota automatico e di ripetere, quasi senza pensare, le stesse routine: ti svegli, fai colazione, vai al lavoro, mangi, ti alleni, ti perndi un caffé, dormi… Detta così, questa routine potrebbe spaventare e somigliare a quegli inferni che dipingono ogni tanto nei film in cui il protagonista vive lo stesso giorno che si ripete incessantemente. Eppure devi sapere che senza questo genere di routine non sopravviveremmo a lungo. Le abitudini fanno parte di quelle strategie che il nostro cervello, nel tempo, evolvendosi, ha messo in campo per aiutarci a fare saving di energia. Non saremmo in grado di resistere a lungo se il nostro cervello dovesse processare ogni giorno cose completamente nuove e diverse. Ecco perché ci creiamo schemi ricorrenti che funzionano: per l’appunto le abitudini.
Grazie agli studi degli ultimi anni nei campi della neurologia e della psicologia oggi sappiamo che le abitudini influiscono su una delle aree più primitive del nostro cervello. I ricercatori dell’MIT — Massachussetts Institute of Technology — hanno studiato le connessioni tra i nuclei della base, una zona centrale del nostro cervello, e la felicità di portare a termine delle azioni, ovvero quel piacere infinito che la maggior parte di noi prova “nel vedere chiudere il cerchio” (banalmente è lo stessa identica sensazione che proviamo nel guardare quei video sui social in cui ci sono persone che colorano figure circoscritte!). Ciò che è emerso da queste ricerche è che quando ci viene chiesto di compiere un’azione fino alla fine, durante i primi tentativi, il nostro cervello è estremamente attivo per l’intera durata del task, con picchi durante le fasi di “apertura” e di “chiusura” dell’attività. Man mano che il percorso viene ripetuto e diventa “familiare”, cioè nel diventare routine, il nostro cervello si attiva sensibilmente solo in fase di input. Morale: le abitudini sono un meccanismo ciclico attuato per risparmiare energia e darci l’occasione di concentrarci ed essere pienamente allerta su altro!
Essendo governate dal nostro pilota automatico, le abitudini non sono senza ricompensa. Anche per le persone più creative, la ripetizione di un’attività implica una riduzione dello sforzo cognitivo e dunque una gratificazione.
Abitudini positive, negative e Habitus
Quando parliamo di abitudini parliamo di comportamenti umani. Esistono quelle buone come fare sport ogni mattina, mangiar sano e leggere ed esistono quelle meno buone, che, nel 99% dei casi vengono bollate con il marchio di “dipendenze”. Infine, esistono gli “habitus” cioè quelle abitudini che diventano così ricorrenti e sono così tanto parte dei nostri comportamenti dal dare forma alla nostra personalità. Non è un caso che una persona che ha l’abitudine di alcolizzarsi, viene definita alla lunga “un alcolista”. La buona notizia è che è possibile trasformare anche queste ultime agendo su due fattori: la gratificazione e la routine. Ogni abitudine, buona o cattiva, fa riferimento ad un comportamento che ci gratifica, è per questo che lo ripetiamo finché non diventa un’abitudine vera e propria. Sradicare un’abitudine dal nostro cervello è quasi impossibile, perché è un automatismo. Gli automatismi per il nostro cervello sono come dei “buoni sconto”, anche se non voi più fare la spesa nello stesso supermercato ti viene male a darli via e così… ci ritorni! Ma se qualcuno è disposto a scambiare i tuoi “punti fragola” con altri buoni sconto allora ci puoi pensare, non è così? Lo stesso vale per le nostre abitudini, non le sradichiamo mai fino in fondo ma le possiamo sostituire con altre abitudini. Per farlo dobbiamo creare nuove routine, un pezzettino alla volta.
Tutto quello che sappiamo delle abitudini, da neurologie, psicologi ed esperti che studiano persone e organizzazioni è che: se ne comprendi il funzionamento, allora puoi modificarle. Le mosse da fare sono tre: (1) studiare la routine per spezzarla; (2) capire che cosa porta gratificazione per sostituirla; (3) comprendere il segnale per distoglierlo dalla nostra attenzione. In ogni fase, la parola d’ordine è: costanza.
Il lato positivo delle abitudini
La nostra personalità influenza la nostra tolleranza nei confronti delle routine e dei comportamenti abitudinari. C’è chi non tollera fare le cose nello stesso modo, specie per lunghi periodi di tempo. Nella società di oggi il cambiamento è un paradigma, a volte anche fin troppo. Nel senso che vogliamo rompere la routine solo per il gusto di farlo, finendo così con il “discriminare” ciò che è abitudinario a prescindere. Eppure, esiste un lato positivo delle abitudini che tutti dovremmo riconoscere, specie chi, come me, si annoia facilmente nella ripetizione: le abitudini ci danno (o meglio ci lasciano) l’energia mentale e lo spazio per dedicarci a fondo ad altro. Ricordo le parole di Steve Jobs nel rispondere alla domanda “perché ti vesti sempre uguale?” se, ci fai caso, 99 volte su 100 indossava il suo maglioncino nero a collo alto: perché non vale la pena spendere del tempo ed energie preziose per la scelta dell’outfit. Questo è un comportamento degno di far parte della routine. Esistono libri, articoli che ci regalano i consigli dei più grandi uomini e donne di successo e se ti capita di leggerli ti renderai conto che tali consigli possono essere sintetizzati in punti, 5, 10, 20 … proprio perché descrivono comportamenti ricorrenti. Per dirla diversamente, ogni persona di successo ha le sue abitudini e le coltiva con costanza.
Il tratto positivo delle abitudini non è inerente solo ai nostri comportamenti individuali e alla nostra vita personale, ma è buona cosa anche nei contesti organizzativi. Un’azienda che non crea ricorrenze, non sarà mai in grado di ottimizzare le proprie energie e i propri investimenti e finirà per creare dispersione tra i propri collaboratori, rallentandoli. In azienda, i processi servono proprio a questo: creare abitudini capaci di massimizzare la produttività.
Quale è la vera sfida?
Quando si parla di abitudini la vera sfida è mantenere l’equilibrio tra abitudine e cambiamento.
Se ci innamoriamo troppo di ciò che è poco faticoso e ricorrente potremmo cadere nell’oblio dell’inflessibilità e diventare incapaci di adattarci e cambiare a seconda di quanto richiesto dal contesto. Al contrario, se ci focalizziamo eccessivamente sul piacere di cambiare tout-court, potremmo non capire che stiamo perdendo una grande opportunità, ossia quella di poter sfruttare un’importante corsia preferenziale cognitiva che ci dà l’occasione di risparmiare crediti per investirli in attività innovative e a maggior valore aggiunto.
In ogni caso, ogni volta che crediamo di poter cambiare, nel profondo del nostro animo di esseri umani, sappiamo che l’unica strada per farlo è creando un abitudine.