Neuroplasticità. Quando l’immaginazione e il pensiero modificano l’anatomia del tuo cervello
Ti sei mai chiesto/a come facciano i prigionieri a sopravvivere in isolamento e una persona “normale” a diventare un genio? Grazie al potere straordinario del pensiero e della nostra capacità di immaginazione. Potrebbe sembrare un’affermazione infondata ma, in questo articolo, scoprirai che effetto hanno immaginazione e pensiero sul nostro cervello, in particolare, sulla sua anatomia.
Secondo te una persona può vivere con metà cervello?
La risposta è SI! E’ il caso di Michelle Mack nata e cresciuta con un solo emisfero cerebrale.
Le persone con metà cervello possono condurre una vita relativamente normale, questo perché il nostro cervello è plastico, si modifica, si trasforma dal momento in cui nasciamo al momento in cui smettiamo di respirare. Il cervello di Michelle è soltanto un esempio eclatante di quanto il nostro cervello sia l’oggetto più incredibile, misterioso e complesso dell’intero universo. Il cervello di Michelle continua a funzionare perché il tessuto cerebrale persistente compensa la perdita facendo ciò che sarebbe stato di competenza dell’altro emisfero.
Ci sono diversi aspetti sulle potenzialità del nostro cervello che sono state per tanto tempo ignorate o mal interpretate. Fino a non molto tempo fa si pensava che le funzioni cerebrali fossero localizzate, il che significa che solo alcune aree del cervello partecipano quando siamo chiamati a svolgere un’azione. In realtà, parlare di plasticità significa abbandonare completamente la credenza della “localizzazione” e sposare l’idea che tutto il cervello è coinvolto quando facciamo qualsiasi cosa, anche l’azione più piccola, automatica e irrilevante. Diverse aree del nostro cervello possono evolvere, crescere, essere coinvolte in compiti cognitivi molto diversi tra loro. In sostanza, il nostro cervello è super dinamico!
Il nostro cervello è in grado di trovare alternative, sempre e comunque! Questa tesi ha scatenato una vera e propria rivoluzione nell’ambito delle neuroscienze perché mostra che il cervello è in grado di riorganizzare se stesso, in ogni sua parte, per sopprimere a carenze, per rispondere alle esigenze del suo “proprietario”. Non solo, l’intera esperienza umana può essere spiegata proprio esplorando le potenzialità di un cervello che evolve laddove per oltre 400 anni si era convinti che l’anatomia del cervello fosse immutabile. Così, si credeva, che chiunque subisse un trauma, fosse spacciato! Il nostro cervello, al contrario, è in grado di perfezionare i propri circuiti adattandoli in modo efficace al compito che deve svolgere di volta in volta. L’apprendimento e l’azione possono attivare e disattivare geni modellando così la nostra anatomia cerebrale.
Ti sei mai chiesto/a come facciano i prigionieri a sopravvivere in isolamento?
Grazie all’esercizio mentale! Senza l’esercizio mentale, un prigioniere deperirebbe in breve tempo. La plasticità del cervello ha anche un risvolto negativo che possiamo sintetizzare in uno dei principi fondamentali delle neuroscienze quando si parla di “plasticità” e “cervello”: USE IT, OR LOSE IT!
In breve, il cervello ha bisogno di stimoli e quando non ne riceva i nostri neuroni si spengono. Essendo una macchina efficiente, per il nostro cervello, non avrebbe senso alimentare i consumi di aree inutilizzate. Sarebbe come tenere accesala luce in una stanza vuota! Per questo motivo l’isolamento, la prigionia o la riduzione di stimoli possono avere conseguenze devastanti sull’anatomia del nostro cervello. Le persone che vivono situazioni di questo tipo sembrano diventare addirittura “stupide”.
Esercizi mentali: Il potere dell’immaginazione
Il neuroscienziato Alvaro Pascal Leone dell’Harvard Medical School di Boston ha dimostrato che è l’immaginazione potrebbe salvare loro la vita! Questo perché l’immaginazione ha un potere straordinario: è in grado di modificare l’anatomia del cervello.
Ci sono diversi studi che ne parlano, ma te ne racconto un paio:
(1) Per dimostrare questo i ricercatori (Kelly Cole e Guang Yue, Journal of Psychology) hanno condotto un’interessante ricerca: hanno diviso i partecipanti di un esperimento in due gruppi. Al primo gruppo hanno chiesto di compiere un esercizio di potenziamento muscolare, al secondo gruppo di osservare ed immaginare di star facendo la stessa cosa ma senza farla realmente. Il risultato? Se la massa muscolare dei partecipanti del primo gruppo, dopo qualche settimana di allenamento, registrava un incremento del 30%, quella dei partecipanti del secondo gruppo magicamente era superiore del 22%. Pareva quasi che entrambi si fossero esercitati.
(2) A riprova di questa che sembra essere una magia, un altro gruppo di ricercatori ha deciso di sperimentare la relazione che c’è tra immaginazione e la nostra capacità di imparare a suonare uno strumento musicale. Presero un gruppo di bambini che non avevano mai suonato il pianoforte in vita loro, fu chiesto a metà di loro di suonare una sequenza di note e all’altra metà di osservare e immaginare di eseguire gli stessi identici movimenti con le dita. Infine, fu chiesto ad entrambi di provare ad eseguire al pianoforte la sequenza di note, collegati ad un computer capace di rivelare l’accuratezza dell’esecuzione. Risultato? Dopo alcune settimane non era possibile distinguere tra chi aveva suonato realmente e chi si era limitato ad immaginarsi pianista. Il solo esercizio mentale aveva prodotto i medesimi cambiamenti fisici nel sistema motorio di entrambi i gruppi.
Per il nostro cervello non c’è differenza tra “immaginare” e “fare” perché nel momento stesso in cui ti stai immaginando qualcosa lui è già super attivo e in movimento! Il nostro cervello decide 300 millisecondi prima che le nostre azioni diventino realtà, i nostri pensieri parole. E’ così che possono funzionare marchingegni come la “macchina della verità” o il chip di “Neuralink” progettato da Elon Musk. Questi sistemi leggono il pensiero attingendo ai circuiti motori di una persona che sta immaginando un’azione, così decodificano il segnale elettrico peculiare di quel pensiero e trasmettono un comando al dispositivo collegato. Il funzionamento di questi “aggeggi” è possibile perché il nostro cervello, essendo plastico, si modifica proprio mentre pensiamo e modificandosi cambia la sua struttura secondo modalità che possono essere misurate elettronicamente. Le conseguenze di ciò sono, appunto, — nel migliore dei casi — macchinari che permettono a persone completamente paralizzate di controllare oggetti con il pensiero, mentre — in circostanze meno felici — infiltrati e spie nella nostra mente. I primi esperimenti fatti alla Duke University e poi a Cambridge in Massachussett e oggi condotti dal Sig. Musk che mostrano scimmie che controllano un joistik con il pensiero, sono stati possibili proprio grazie al riconoscimento della forza stupefacente della nostra mente.
In generale, quel che possiamo dire è che attraverso l’immaginazione possiamo apprendere nuove abilità e, ora, sappiamo anche come potremmo sopravvivere qualora ci capitasse di finire in carcere!
Ti sei mai chiesto come una persona “normale” possa diventare un genio? Alimentare il cervello
Gli esercizi mentali e l’immaginazione non ci servono solo per sopravvivere e continuare a tenere vivo e giovane il nostro cervello, ma possono aiutarci anche a farlo crescere.
Rüdiger Gamm è un personaggio noto per le sue capacità mentali. Grazie agli esercizi mentali è passato dall’essere una persona “normale” all’essere un mostro della matematica, sapendo fare calcoli come “68*76” in soli 5 secondi e — ovviamente — senza calcolatrice! Quando Rüdiger è impegnato in attività come questa è in grado di utilizzare 5 aree cerebrali in più rispetto alle persone normali. Il motivo è semplice: possiamo modificare il nostro cervello attraverso l’esercizio quotidiano e mediante il consolidamento, lo sviluppo di nuove connessioni neurali e sinapsi.
Ciò che è interessante notare è che, dopo un breve periodo di pratica è facile vedere dei miglioramenti perché quello che fa il nostro cervello è consolidare le connessioni sinaptiche già esistenti, ma di tali miglioramenti molto “va in fumo”. Ti è mai capitato di fare un corso di formazione o apprendere una nuova abilità e dopo qualche settimana avere la sensazione di esserti dimenticato tutto ciò che credevi di aver appreso al 100%? In realtà, te lo sei dimenticato! Perdiamo oltre il 60% di quello che impariamo se non siamo disposti a coltivare! La vera fatica riguarda i cambiamenti a lungo termine perché richiedono al cervello la creazione di nuove connessioni o il trovare vie alternative. Per diventare abili calcolatori come Rüdiger serve esercitarsi con costanza per stimolare il nostro cervello a “fissare” un percorso nuovo riconducibile a tale abilità! Il punto veramente curioso di questa storia è che: un esercizio mentale mirato può aiutarci a nutrire e accrescere il nostro cervello e con esso le nostre potenzialità.
Cos’altro aggiungere? Come diceva Rita Levi-Montalcini: “Il cervello: se lo coltivi funziona. Se lo lasci andare e lo metti in pensione si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare”.