Oggi, vince chi impara!
Talento. Che cosa è un talento? In passato il talento era la persona più brava a fare qualcosa, quella che aveva le competenze specialistiche più sofisticate. Oggi essere il più bravo del proprio settore non basta più. La definizione di talento cambia e talento, oggi, è chi ha voglia di imparare, chi è curioso. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, dell’apprendimento automatico, della disponibilità di strumenti per fare pressoché qualsiasi cosa, dell’accesso libero all’informazione… la cosa più importante da fare è continuare ad imparare. Così questa non sarà solo l’era delle macchine e del loro apprendimento automatico, come si sente affermare ormai troppo di frequente, ma sarà l’era di tutti, esseri umani e macchine insieme. A ciò si aggiunge il fatto che viviamo in un’epoca di continui stimoli, informazioni, opportunità, competitività che non rende più possibile barricarsi dietro gli studi fatti in gioventù o rifugiarsi in un lavoro sicuro sempre uguale fino a che andiamo in pensione. Insomma, il mondo di oggi ci richiede aggiornamenti continui. Semplicemente siamo nell’era dell’apprendimento e in questo contesto, per farla breve, vince chi impara!
Avere voglia di imparare
Apprendere è faticoso. Quando siamo bambini l’entusiasmo di saper fare qualcosa di nuovo sfida il nostro cervello che per natura è sfaticato e non fa altro che voler risparmiare le energie. Man mano che cresciamo la voglia di mettersi in gioco e la nostra curiosità sono abilità che devono essere allenate. Dobbiamo identificare proattivamente strategie capaci di mantenerci svegli. Come si fa?
La prima cosa necessaria è: avere la giusta attitudine. Chi come me ha un passato (e un presente) da filosofa sa bene che al centro della domanda filosofica c’è proprio la curiosità: la volontà di interrogare situazioni, contesti, fatti, relazioni che si pongono sul nostro cammino. Questa è un’attitudine, che per altro rende la filosofia una disciplina più pratica di quanto non si creda comunemente. L’essere curiosi è l’attitudine che ti serve quando vuoi imparare qualcosa di nuovo. E’ il tuo punto di partenza.
Acquisito il mindset giusto devi considerare alcuni fattori che, combinati tra loro, ti permettono di apprendere qualcosa di complesso nel breve periodo. Il primo è la giusta tecnica, il secondo la costanza, il terzo è la progressione, il quarto è la concretezza dei nostri obiettivi (per esempio “voglio imparare il tedesco” non è un obiettivo concreto, mentre “voglio imparare a presentarmi in tedesco entro il prossimo mese” sì) e, infine, il quinto fattore ha a che fare con la nostra condizione psico-fisica (per imparare, infatti, bisogna essere nel giusto mood, dormire a sufficienza, non essere eccessivamente stressati e così via).
Tattiche di apprendimento efficaci
Esistono alcune tattiche capaci di rendere il percorso di apprendimento meno faticoso e più efficace. Quali sono?
- Pianificare. Per imparare in modo costante ed efficace è necessario pianificare e organizzare con cura le proprie sessioni di apprendimento. Definisci che cosa vuoi imparare e fai a fettine il percorso per raggiungere i tuoi obiettivi. Le nostre energie e il tempo (spesso scarso) a disposizione possono compromettere i nostri buoni propositi se mal organizzate.
- Spacing. Lo spacing è l’arte di suddividere nel tempo l’apprendimento evitando quelle “full immersion” tipiche degli studenti universitari sotto sessione d’esame. Si parla di “curva dell’apprendimento” perché il modo in cui il nostro cervello acquisisce informazioni e si forma dall’esperienza è progressivo. Il flusso del sonno, il funzionamento della memoria, i limiti della nostra attenzione concorrono a convalidare l’efficacia di suddividere le ore di studio in più giorni invece che concentrarle tutte in un’unica giornata.
- Passione. Quello che impari ti deve piacere. Ti deve piacere perché ti deve far venire la voglia di approfondire. L’immersione vive di ricerche personali, connessioni, approfondimenti e ti spinge oltre il mero “svolgere il compitino”. Nella passione si palesa la motivazione che hai di apprendere qualcosa e soprattutto si intravede il passaggio dalla teoria alla pratica.
- Pratica. Senza pratica, esercizio e sperimentazione ogni nozione è vuota. Uno dei miei mantra preferiti è “il sapere è saper fare!” proprio perché ci si deve sporcare le mani. Serve alternare a momenti di focalizzazione teorica, momenti di conversione pratica. La pratica è l’unica strada davvero efficace per fissare ciò che abbiamo imparato e preservarlo dall’oblio della nostra memoria.
- Approfondire. Uno dei limiti dell’apprendimento dei nostri giorni è la superficialità. Le informazioni ci sono rese disponibili e lo sforzo di andarsele a prendere in prima persona viene meno. Per approfondire puoi servirti di alcune domande guida: che cosa conosco già, che cosa voglio sapere in più, che cosa ho imparato; oppure lasciarti guidare dalle classe “5W +H”— (perché, come, chi, dove, cosa, quando). Morale: le domande sono il timone della tua formazione! La prova del 9 consiste infine nel riuscire a rielaborare con parole tue quanto hai imparato. A tal proposito viene in nostro aiuto la tecnica di Feynman che si basa su 4 passaggi: il primo consiste nell’individuare un titolo preciso e accattivante di quel che si vuole rielaborare; il secondo è scrivere una spiegazione dell’argomento immaginandosi di raccontarla ad un bambino; il terzo è usare un linguaggio semplice ricco di metafore ed esempi; il quarto è sviluppare la narrazione provando a raccontare la storia a qualcuno.
- Multisensorialità. Combina esperienze di apprendimento diversificate: immagini, testi, esperienze, schemi… combinare più approcci fortifica il processo di apprendimento perché consente al nostro cervello di arrivare al risultato da strade e percorsi diversi, alcuni dei quali sono sicuramente più vicini al nostro stile cognitivo di apprendimento e pertanto più efficaci!
Apprendere è qualcosa di spontaneo che l’essere umano non smetterà mai di fare (almeno finché vivrà). Tuttavia, conoscere alcune strategie e tattiche di apprendimento significa adottare un approccio consapevole e responsabile noi confronti del nostro percorso di crescita e di formazione. La metacognizione (così si definisce l’apprendimento accompagnato dalla consapevolezza del metodo) applicata al processo di formazione consiste nel riflettere sul processo stesso per poterlo migliorare e sfruttare di volta in volta. I risultati di chi apprende consapevolmente sono migliori perché la consapevolezza genera in noi una sensazione di controllo positivo che ci fa sentire artefici del nostro destino. Il che non è per nulla banale in un’epoca in cui ognuno di noi deve aspettarsi l’inaspettato, prepararsi a ritrovarsi impreparato, perché solo se curiosi e abituati ad apprendere saremo capaci di essere flessibili a sufficienza per adattarci a quello che verrà!