Perché da animali sociali siamo diventati individualisti?

Federica Ongis
3 min readNov 26, 2022

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Una delle domande che da sempre mi incuriosisce è questa: come è possibile che gli esseri umani, che sono animali sociali, siano diventati individualisti? Perché quella in cui viviamo oggi, specialmente in Occidente, è una società votata all’individualismo. Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo fare un salto nel passato ai tempi che precedono la nascita dell’agricoltura e dell’industria.

Quando gli esseri umani si organizzavano in tribù, la collettività e la comunione erano valori insostituibili. E’ con l’agricoltura, o meglio, con la possibilità di accumulare che il nostro sforzo per fare scelte collettive si è ridotto. Accumulare significa poter mettere da parte: risorse, cibo, … ricchezze. La possibilità di accumulare e di farlo ciascuno in modo diverso ci ha svincolato dal bisogno che i nostri antenati avevano degli altri. Morale: il benessere e la felicità, che prima dipendeva dall’interdipendenza quotidiana con i membri della propria comunità, oggi sono il risultato di scelte individuali.

Una persona che vive oggi in una città di medie dimensioni può trascorrere giorni senza interagire con qualcuno che conosce. La depressione e il tasso di suicidi di questi tempi sono la conseguenza dell’isolamento sociale che non fa bene all’essere umano. Infatti, gli esseri umani sono naturalmente programmati per aiutarsi gli uni con gli altri e, fatto curioso, pare che le donne lo siano più degli uomini. Vivere in contesti alienati, competitivi e indifferenti minaccia il nostro benessere. Un fatto curioso ci racconta le parole di alcuni ex-militari americani che, dopo aver combattuto nella guerra del Golfo, tornarono a casa e vissero disturbi da stress post-traumatico e raccontarono di sentire la mancanza della guerra. Per quanto sconcertanti possano sembrare queste affermazioni, ciò che mancava effettivamente a queste persone era l’esperienza di una vita tribale. Win Stracke, artigliere della 62esima Coast Artillery ha raccontato alla studioso di storia Studs Terkel: “C’erano quindici uomini a cannone che per la prima volta nella loro vita non stavano vivendo in una società competitiva. Era l’assenza di competizione a creare quel che amavo dell’esercito”. Insomma, si trattava di un senso di unità e di coinvolgimento, di coesione che in condizioni normali non sperimentiamo.

Individualismo e legami che si rompono

Nella società di oggi il concetto di “faccio come mi pare” traduce un mix di individualismo e narcisismo con un obiettivo: cavalcare verso il benessere. I risultati sono: ingiustizie, disparità e relazioni precarie prive di un progetto esistenziale di lungo periodo. Ciò a cui assistiamo è il venire meno di alcuni legami: il legame con il mondo e con le conseguenze delle nostre azioni che è il risultato di una libertà incondizionata, assoluta e inderogabile; il secondo legame che si spezza è quello con gli altri che sfocia nel protagonismo individuale e nella competitività sfrenata; il terzo legame che viene meno è quello con il mondo, che ci spinge ad una nuova considerazione dell’esistenza umana.

Non solo l’essere umano ha bisogno di collettività, ma anche la terra ha bisogno che gli esseri umani adottino una mente collettiva. Il prezzo dell’individualismo oggi si evidenzia anche nell’incapacità di risolvere i grandi problemi comuni dai cambiamenti climatici, alla gestione delle risorse, alla crisi energetica e a tutto ciò che richiede di uno sforzo condiviso. Per quanto l’egoismo sia connaturato nel nostro istinto di sopravvivenza, la “buona” notizia è che, in fondo, siamo animali sociali il che significa che l’auspicio è che quando le grandi catastrofi ci portano o ci riporteranno indietro di 10.000 anni non ci sentiremo spiazzati e, probabilmente, riscopriremo un senso di appartenenza e una forma di appagamento che da anni non sappiamo più che cosa vuol dire.

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Federica Ongis
Federica Ongis

Written by Federica Ongis

HR Training Specialist & Development — Podcaster of “Seven O’clock” Podcast — Woman-philosopher. Passionate about behavioural sciences and neuroscience.

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