Perché i dolci ci rendono felici?
“Il caffè rende possibile alzarsi dal letto, i dolci lo rendono utile” questo è quanto c’era scritto sulla confezione di una deliziosa torta gelato che ho comprato per la mia festa di compleanno. Per chiunque ami i dolci — come nel mio caso — il dessert è molto più di quanto si possa immaginare: un piccolo spazio di gioia. Mangiare un dolce regala momenti di felicità, la domanda è perchè? Christina Tosi è autrice di un libro intitolato “Dessert Can Save the World” nel quale ci dice che: la parola dolce non dev’essere associata a qualcosa di cui pentirsi dopo a causa di zuccheri, grassi e calorie; ma piuttosto, dovrebbe diventare un rituale di auto-appagamento. Ma cosa succede nel nostro cervello quando mangiamo i dolci?
Dolci e cervello
Innanzitutto mangiare un dessert produce uno stato di gioia perché il cervello (e noi in generale) “funzioniamo” grazie al glucosio. Un dolce, dunque, significa un aiutino in più da parte nostra e uno sforzo in meno per i nostri neuroni… il che rende l’esperienza già di per sé piacevole e desiderabile. Evoluzionisticamente, il nostro cervello si è abituato a ricercare il dolce perché per i nostri antenati non era affatto semplice o comune procurarsi buone fonti di energia. Così, quando mangiamo cibi dolci, si attiva il sistema di ricompensa del cervello, formalmente noto come sistema mesolimbico della dopamina. Il risultato? I comportamenti associati a questa attivazione si rinforzano e si sedimentano nella nostra memoria aumentando la probabilità di ripeterli. A ciò consegue che mangiare un dessert produce uno stato di gioia che fissa e crea nella nostra mente ricordi. Per questo motivo “il dolce” è una ricorrenza in occasione di feste e celebrazioni, perché gioca un ruolo interessante nel rendere speciale il momento che si sta festaggiando! Gli scienziati hanno dimostrato che le diete ad alto contenuto di zucchero influenzano proprio l’ippocampo, una struttura cerebrale chiave per la costruzione dei nostri ricordi.
I dolci non sono mai noiosi! Colorati, di varie forme, dimensioni… sono esteticamente attraenti. Questa affermazione potrebbe sembrare indifferente eppure spiega ulteriormente perché non possiamo farne a meno. Mangiare lo stesso piatto o piatti “noiosi” per molti giorni di file i livelli di produzione di dopamina decrescono. Per due ragioni: primo, accade perché il nostro cervello è allenato a rintracciare i cibi andati a male, quindi quando “vede sempre la stessa cosa nel piatto” si pone quanto meno la domanda; secondo, perché più varietà di cibi ci viene proposta più è probabile ottenere nuovi nutrienti. Con ciò il nostro cervello ha imparato a “riconoscere” ed eccitarsi per cibi nuovi e annoiarsi quando mangiamo sempre le stesse cose! Questo spiega perché lo zucchero ci predispone dal punto di vista comportamentale ad abbracciare la novità, ci rende più audaci, più disponibili… tutte “reazioni” che chi vuole venderci o convincerci di qualcosa conosce molto bene! Ti sei mai chiesto perché nei parchi divertimenti è pieno di bancarelle di dolci?! O perché all’inizio di un negoziato c’è chi sostiene che offrire un dolcetto sia una buona cosa?!
La passione per i dolci che accomuna molti di noi, va oltre la golosità. Potrebbe assomigliare a qualcosa di filosofico perché ha in sé la cura per l’animo inquieto e insoddisfatto. Chiaramente esagerare non è mai saggio: questo è qualcosa che dobbiamo tenere ben presente, perché chi ama i dolci lo sa bene… si tratta di un’esperienza emozionale così piacevole che crea dipendenza!!! Droghe, nicotina, alcool, sesso causano un forte rilascio di dopamina inducendo molte persone a cercare costantemente questa sensazione, lo zucchero fa la stessa identica cosa! Ecco perché, talvolta, è più difficile resistere a un dolce che a chiunque altro e, per la stessa ragione chi vende cibi sa bene che aggiungere zucchero qua è là aumenta il nostro desiderio di continuare ad acquistare quel prodotto. Non a caso oggi lo zucchero lo troviamo perfino negli alimenti salti. L’Organizzazione mondiale della sanità suggerisce di non superare i 25 grammi di zuccheri aggiunti al giorno, l’equivalente di 6 cucchiaini da tè per intenderci. Noi stessi possiamo inibire la risposta di piacere al dolce grazie ad una rete di neuroni che si concentrano nella corteccia prefrontale. Uno studio condotto sui topi ci dice che questo non è affatto un compito semplice: i ratti nutriti con grandi quantità di zucchero sono meno capaci di controllare il proprio comportamento, risultando più impulsivi. Ciò che mangiamo può influenzare la nostra capacità di resistere alle tentazioni e non soltanto a tavola.
Quindi i dolci fanno male?
Chiaramente tutti dicono di sì, ma, premesso che non bisogna esagerare… voglio lasciare ogni goloso con una speranza e una citazione, tratta proprio dalle parole di un pasticciere. Questa citazione sintetizza molto bene il ruolo che i dolci dovrebbero avere nella nostra vita, recita così: “Troppo spesso si tende a parlar male dei doci, perché fanno male, fanno ingrassare. Le persone trovano conforto nelle cose cremose. Voglio che le persone abbiano un momento della loro giornata in cui dimenticano cosa sta succedendo nel mondo e si riposino. Questo è il compito di noi pasticcieri: offriamo alle persone momenti di evasione e di gioia”.