Pro o contro la gerarchia. E’ una struttura che non più via

Federica Ongis
7 min readJun 13, 2020

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Pro e contro di una struttura gerarchica? Siamo esseri liberi e autonomi eppure fatichiamo a disinnamorarci di un assetto piramidale, perché?

Non so voi, ma se c’è una cosa che ritengo davvero difficile da sopportare è la gerarchia.

In epoca feudale aveva tutto perfettamente senso: c’era il re, il proprietario del feudo, la dama, i cavalieri, la servitù e ad ognuno era assegnato un ruolo ben preciso. In epoca feudale non c’era l’idea di “uomo libero” di “essere autonomo” ma ciascuno occupava un ruolo ben preciso all’interno della società. Fu con l’Illuminismo, tra i pensatori più illuminati della storia dell’umanità, che si iniziò a profilare l’idea più politica dell’uguaglianza. Che l’uno si sovrapponga all’altro, che l’uno imperi sull’altro, che l’uno abbia più diritti dell’altro, erano tutte idee che andavano superate. Tuttavia, per quanto consistenti furono gli sforzi, sembra proprio che il genere umano fatichi a disinnamorarsi di questa struttura che, ancora oggi, si manifesta in tutta la sua verticalità nella società, nel mondo del lavoro, in politica, nelle relazioni sociali.

Se è un fatto, più che un’idea etica e politica, che ciascuno di noi sia autonomo perché continuiamo a strutturarci gerarchicamente?

Perché viviamo in contesti gerarchicamente organizzati?

Nonostante gli sforzi fatti, le lotte combattute per smussare questo concetto, se pensiamo alla nostra quotidianità, dall’organizzazione della società, al mondo del lavoro, ci troviamo più di frequente a scalare una piramide che ruotare attorno ad un cerchio. Nonostante gli sforzi fatti, le lotte combattute, la gerarchia è peggio della peste bubbonica, ogni tanto si ripresenta seppur in forme diverse. Ci sono contesti che proprio non possono farne a meno e persone che ne sono così innamorate da non essere nemmeno in grado di ammetterlo a sé stesse. A tutti piace la gerarchia, chiaro, ma se e solo se ne occupi il vertice.

Il vero valore della gerarchia qual’è?

Per capire pro e contro di un assetto gerarchico serve prima distinguere tra due diverse modalità che la gerarchia ha di esprimersi.

Infatti, esistono gerarchie costruite e gerarchi che nascono naturalmente, spontaneamente, da una sana leadership. Le gerarchie del primo tipo, sono considerate “buona cosa”, “utili” soprattutto perché facilitano l’ordine e il rispetto delle regole. Ricordi i sistemi dittatoriali? Lì la gerarchia aveva questo compito preciso. Ma chi, vorrebbe vivere in un sistema dittatoriale? Al di là dell’aspetto negativo legato al controllo e all’ingerenza del potere, c’è un altro punto dolente che dev’essere evidenziato: se vuoi scalare dalla base al vertice della piramide, in un assetto di questo tipo, sprecherai un sacco di tempo, risorse ed energie. Nel complesso, è un assetto molto faticoso, per nulla lean. Quante volte sentiamo parlare di processi lean, di strutture smart, di relazioni flat e poi… poi per rispettare configurazioni gerarchiche si perde un sacco di tempo.

E’ come giocare al telefono senza fili, si passa la parola dall’uno all’altro, e guai a chi salta il turno. Pure se dovesse scoppiare un incendio, non si può (mica) smettere di giocare. A volte mi sembra proprio che le regole del telefono senza fili valgano sopra ogni cosa: nessuno si sognerebbe di interrompere la catena, sia mai che qualcuno di grado maggiore si offenda. E così, a fronte dell’inaspettato e pur di preservare la consuetudine, si continua a scalare dalla base al vertice.

Se sei disposto ad ammettere che ha più senso essere coinvolto nel gioco che vincere, che è più ragionevole seguire l’iter che soddisfare l’obbiettivo, allora potrai anche credere che la gerarchia abbia un qualche senso. Ma chi, invece, punta a vincere — sinceramente — della gerarchia se ne frega!

Parlare di relazioni flat e dirette significa anche rendere lean i processi decisionali che troppo spesso sono vittime di paranoie istituzionali che noi stessi ci costruiamo. Pare quasi che la gabbia ci piaccia proprio. Se credi che conti di più fare i passaggi che vincere, rispettare la sequenza che portare a casa l’obiettivo, allora forse il feudalesimo era l’epoca giusta per te!

Io, onestamente, preferisco vivere più democraticamente. Mi piace credere anche che, più passano gli anni e più, questo infido concetto di “gerarchia” andrà scemando, ma per ora le cose stanno diversamente.

Il rischio della gerarchia

C’è un altro fattore negativo che ha a che fare con la gerarchia: la gerarchia presuppone il badantaggio, dunque, alla lunga, non è un assetto sostenibile! Questo perché più si sale, più il rischio di cadere aumenta.

Un conto è cadere dai primi gradini, un conto è cadere dalla punta della piramide. Per questo motivo, tutto ciò che assume una forma piramidale necessita, alla sua base, di una struttura solida e sempre pronta ad attutire il colpo. Perché allora facciamo così fatica ad abbandonare questo assetto? La risposta è dentro di noi.

Come esseri umani della specie homo sapiens sapiens (e nei 2020, direi ancora sapiens) siamo egocentrici per natura o, più precisamente, ego-centrati, tendiamo cioè a mettere noi stessi al vertice ( o al centro). Il che ci predispone molto più a creare strutture verticali, piuttosto che orizzontali.

La nostra tendenza a mettere noi stessi sulla punta della piramide è la stessa tendenza che ci induce a credere che sia giusto che ci sia qualcuno sotto di noi e, proprio perché non sempre riusciamo ad occupare questa posizione, ci sembra legittimo anche, che qualcuno stia sopra di noi.

Il problema, dunque, è l’orizzontalità delle relazioni e sai perché? Perché è innaturale. Una struttura più flat è una struttura complessa, da intendere e da realizzare, nella misura in cui prevede la perdita del centro o del vertice quali punti di riferimento chiari. Una struttura orizzontale, è una struttura in cui si elimina il vertice e si individua il plus, il valore, in un network dove ogni punto può essere considerato il centro di qualcosa o qualcun altro.

Lo straordinario valore di un sistema più flat sta nella possibilità di costuirsi attorno più centri, di vedere nell’altro l’epicentro di altri centri che acquistano importanza a seconda dell’obiettivo che dobbiamo perseguire.

Morale: se in verticale la relazione di valore che puoi scoprire è una, e cioè quella che coincide con chi occupa il vertice; in orizzontale puoi trovare più relazioni di valore senza che qualcuno si eriga a capo del mondo.

Anche vero che c’è qualcuno che crede che “in tempi bui” un assetto gerarchico sia il modo migliore di organizzarsi. Come dicevano, la gerarchia favorisce il controllo, il rispetto delle regole, la disciplina… ma, se la storia ci ha insegnato qualcosa, sapremo bene che al feudalesimo seguì l’età dei Lumi.

Per uscire da periodi bui la gerarchia è l’ultima cosa che ci serve, piuttosto è “tirare su dal basso” idee nuove e creative il modo migliore per ripartire (bottom-up approach).

Innovazione e creatività

Gli esseri umani sono come i leoni, lasciano il branco ed escono per cacciare, cioè si danno da fare, solo quando si sentono autosufficienti, liberi, disinibiti intellettualmente, sicuri perché non schiacciati dal peso della gerarchia.

Esistono ancora quelle persone a cui piace l’ordine gerarchico perché la disciplina aiuta le persone e le guida; tuttavia, sono in molti a fare il tifo per il pensiero autonomo e voler scegliere chi seguire. E’ in questo secondo caso che nascono le vere gerarchie, quelle autentiche, quelle ammissibili. Quelle che, a dire il vero, sono “false” gerarchie.

Le persone che non sono fatte per le gerarchie sono anche quelle persone che sanno, meglio di chiunque altro, riconoscere i buoni leader, cioè coloro che non occupano un posto privilegiato per via di una gerarchia, che sia una sedia, un trono, o un castello, ma sono relazioni verticali che emergono spontaneamente da rapporti tra pari. Un buon leader è colui che non si scorda mai che il bello di affacciarsi dalla finestra del palazzo o dalla torre del castello per fare il proprio discorso non è per guardare gli altri dall’alto verso il basso, ma per ricordarsi che sei lì solo perché gli altri sono felici che tu sia lì, perché si aspettano e desiderano che tu voglia parlare con loro. Nella vera leadership non c’è affatto gerarchia, ma c’è un’uguaglianza particolare, che subisce un’inflessione per via di una scelta volontaria delle persone.

Pertanto, la gerarchia potrebbe avere un senso, solo quando spinge il potere nel senso di marcia opposto al suo naturale scorrere, e così, al posto che muovere dal basso verso l’alto, funziona se dall’alto si rivolge verso il basso ovvero quando fonda relazioni basate sul rispetto di chi sta alla base. Soltanto i dittatori credono che chi non segue le regole sarà destinato al fallimento, lo credono perché identificano la regola con la legge nella misura in cui è il loro punto di vista l’unico concesso. Tuttavia, le regole si chiamano regole — e non leggi — proprio perché presuppongono che esistano punti di vista alternativi da quello imposto dal vertice.

Dunque, qual’è il valore della gerarchia?

Se dobbiamo proprio trovare un senso alla gerarchia, onestamente, credo che l’unico modo in cui possiamo parlare di “gerarchie” legittimamente è quando la verticalità nasce da relazioni tra pari, fondate su una sana leadership e costruite da relazioni spontanee.

Diversamente, tutti gli altri significati che la gerarchia può assumere, credo onestamente che, se fossimo tutti più autonomi, liberi, indipendenti e responsabili — e considerati anche tali — e mi piace ammettere che sia così — siano alquanto inutili!

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Federica Ongis
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Written by Federica Ongis

HR Training Specialist & Development — Podcaster of “Seven O’clock” Podcast — Woman-philosopher. Passionate about behavioural sciences and neuroscience.

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