«Sapiosexuality».

Federica Ongis
4 min readOct 10, 2020

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Monogamia di corpo, poligamia di mente

In Occidente la monogamia è pressoché una costante. Alcuni dati sugli Stati Uniti rivelano che solo il 4% della popolazione è poligama. Questa percentuale potrebbe essere leggermente più alta se si guarda al versante est della carta geografica dell’Europa, ma sta di fatto che se si considerano le percentuali globali tra monogamia e poligamia non c’è partita.

Quando si parla di monogamia, di solito, si parla del fatto di condividere la propria relazione sentimentale e sessuale con un solo partner. In modo particolare, quando si dice “monogamo” il focus è pressoché indirizzato alle relazioni fisiche. Ma se il focus cambiasse? La percentuale di monogami sarebbe la stessa se ci concentrassimo sulla mente umana?

Probabilmente no. L’uomo nasce, cresce e muore poligamo di mente.

“And all I need now is intellectual intercourse, a soul to dig the hole much deeper.” — Alanis Morissette

C’è un termine preciso — coniato da un giornalista noto come “Wolfieboy” — per descrivere la poligamia mentale dell’essere umano: “Sapiosexuality”. Questo termine descrive il nostro essere attratti dall’intelligenza, intesa in senso ampio. Esistono, infatti, diversi tipi di intelligenza. Solitamente si parla di intelligenza misurandola con il QI. Come ben sappiamo saremmo riduttivi a parlare di intelligenza solo come QI. Tutte le esibizioni della mente umana sono in qualche modo forme di intelligenza delle quali possiamo innamorarci. Per questo motivo, è ricorrente, sentire dire: “Quella persona mi ha preso mentalmente, c’è feeling. Benché non ci sia alcuna forma di attrazione fisica”. Le connessioni mentali che si generano interagendo con gli altri sono responsabili di un piacere cognitivo che a volte supera il piacere sessuale. In questo senso la poligamia di mente, spesso, batte la monogamia di corpo.

Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace

Ma vediamo più nel dettaglio perché succede questo.

Bellezza e intelligenza: pratiche di riconoscimento

La prima domanda da porsi è: come riconosciamo di essere in una relazione mentale con qualcun altro?

La bellezza estetica è pressoché oggettiva. Quando qualcosa/qualcuno è “bello/a”, per dirlo, basta osservare passivamente. Ci sono diversi stereotipi visivi che condividiamo che si associano al bello e al brutto: “il nerd quattrocchi” — brutto, “la stangona mora” — bella, giusto per citarne un paio. Riconoscere l’intelligenza è tutt’altra storia. Innanzitutto, il grado di soggettività è maggiore. In più, il piacere dell’intelligenza è il risultato non di una semplice osservazione, ma di un’interazione dinamica tra individui che può cambiare da situazione a situazione.

Ma perché l’intelligenza è attraente?

Più volte abbiamo parlato di IQ e EQ, Quoziente intellettivo e Quoziente di intelligenza emotiva, e quando si parla di “attrazione mentale” si devono tenere in considerazione entrambi.

In modo particolare, quello che è vero è che ci sono due processi neuro-cognitivi in gioco, che rendono attraente l’intelligenza. Il primo è il cosiddetto “halo effect”. Il secondo, invece è ciò che gli studiosi chiamano “arousal transfer”. Di che cosa si tratta?

L’halo effect è un bias cognitivo — e come sappiamo quando si dice “bias” si intende che tutti ne siamo vittime, indistintamente — per il quale quando percepisci qualcosa di positivo sei portato ad interpretare anche tutto il resto come “più bello”. Per dirla diversamente, le persone più piacevoli — anche esteticamente — sono trattate meglio di quelle che lo sono meno. Diverse ricerche comportamentali hanno proprio evidenziato come “chi è più bello” subisce “giudizi” meno “cattivi” di chi è meno bello. Il vantaggio dell’effetto alone è che può funzionare anche nella direzione opposta e cioè: se sei intelligente, simpatico, ottimista, gentile, positivo sei più bello e piacevole complessivamente.

L’ Arousal Transfer, invece, scende in campo quando l’eccitazione provata per una caratteristica fisica o mentale ci induce a provare un attrazione altrettanto forte per caratteristiche completamente diverse. In questo senso, il piacere e l’attrazione provata per l’intelligenza di qualcuno si trasforma in carisma che, a sua volta, si tramuta in attrazione sessuale.

Questione di gusti

Quando si parla di “sapiosexuality” non si fa riferimento, dunque, ad un orientamento sessuale specifico. Non si sta parlando di eterosessualità, omosessualità, bisessualità.

Quando si parla di “sapiosexuality” si fa riferimento ad un tipo di attrazione a lungo termine, sicuramente più profonda, per nulla connotata dal genere, o dall’età, certamente meno romantica, sicuramente più travolgente perché più dinamica, costantemente dinamica. La dimensione, quindi, è tutt’altra. Si è immersi profondamente nella mente umana, piuttosto che nel corpo. Questo processo mentale è incredibile nella misura in cui squarcia le categorie mentali dell’essere umano, liberandone il pensiero a forme di piacere meno primitive e meno categoriche (meno incentrate su genere e numero).

Pensare che Marilyn Monroe era “sapiosexual”, Marilyn stessa, infatti, più volte aveva dichiarato il proprio amore per Albert Einstein.

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Federica Ongis
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Written by Federica Ongis

HR Training Specialist & Development — Podcaster of “Seven O’clock” Podcast — Woman-philosopher. Passionate about behavioural sciences and neuroscience.

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