Strategie per gestire i conflitti
Piccoli o grandi che siano, ognuno di noi, nella propria quotidianità è chiamato ad affrontare conflitti. I conflitti esistono da quando esistono gli esseri umani, ma, nonostante questo ci troviamo puntualmente impreparati ad affrontarli, reagendo in maniera scomposta, con rabbia e aggressività o nascondendo la testa sotto la sabbia. Il tutto, con effetti dannosi.
Fin dall’epoca dei nostri antenati, i conflitti sono stati il modo più diretto, con cui gli esseri umani hanno cercato di proteggere risorse e di mantenersi al sicuro. Eppure, sembrerebbe che millenni di evoluzione e secoli di storia, non ci abbiano dotato di un DNA capace di gestire i conflitti con efficacia e strategia (almeno, non sempre!). Ti chiederai: perché? Perché, nel conflitto, il nostro cervello sveglia l’amigdala, che suona l’allarme e ci spinge a “combattere o fuggire”. Questa reazione cerebrale, fisica e cognitiva, accompagnata da alti livelli di adrenalina e cortisolo, induce un parziale standby della corteccia prefrontale, cioè di quell’area del nostro cervello che controlla le nostre decisioni più razionali. Ecco perché quando si combatte si reagisce d’impulso ed impeto e ci si dimentica delle proprie azioni e, ancor di più, delle loro conseguenze! Un conto, però, era farlo quando un orso provava ad attaccare la nostra caverna, secoli e secoli fa, diverso è farlo oggi quando litighi con un collega. Purtroppo — o per fortuna — i conflitti di oggi ci richiedono un atteggiamento diverso per il quale non siamo allenati!
Quali sono, allora, le migliori strategie che puoi mettere in campo per affrontare i conflitti?
Che cosa è un conflitto?
Viviamo in una società competitiva, forse qualcuno più grande di me potrebbe dire “ meno competitiva di quella di qualche anno fa”, ma sicuramente più ostile e senza ombra di dubbio più “indipendentista”. Ti basta scorrere il feed di un social network qualsiasi per renderti conto di essere immerso in un contesto che brulica di opinioni, di prospettive e di punti di vista che, al di là del fatto che essi siano più o meno legittimi, più o meno supportati da fatti e dati, è un fatto che capita che essi si scontrino. E’ così che nascono i conflitti. Ma che cosa è un conflitto? Talvolta, recuperare le definizioni può servire a comprendere meglio il nostro terreno di gioco. Sapere (banalmente) che cosa definisce un conflitto può aiutarci ad affrontarlo in maniera intelligente e senza violenza, può guidarci nell’adottare la giusta strategia.
Ecco qui una definizione semplice di “conflitto”: Un conflitto si verifica quando due o più visioni del mondo diverse si trovano l’una di fronte all’altra e, piuttosto che confrontarsi, si scontrano, con modalità inaccettabili, condite di emozioni negative, rabbia e nervosismo.
Esistono almeno tre false credenze sui conflitti: la prima è che tutti i conflitti siano un male e che per questo debbano essere evitati. E’ vero, per quanto tu possa essere abile nel gestirli, tutti i conflitti ci mettono a disagio. Eppure, nello scontro di prospettive diverse si nasconde sempre un’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Un conflitto è un’opportunità per metterci in discussione e trasformaci dall’essere persone monolitiche convinte al 100% delle proprie credenze, in persone aperte e disponibili a crescere attraverso il punto di vista degli altri. La seconda falsa credenza è credere che evitare un conflitto sia segno di maturità. Se un adolescente che litiga può finire con “il fare a botte”, da un adulto ci si aspetta una certa capacità di gestire e controllare le emozioni negative. Il cervello di un adulto è letteralmente più formato per prendere le distanze e agire più razionalmente. Quel che è vero, tuttavia, è che, spesso, gli adulti evitano i conflitti perché — come diremmo in gergo — li ritengono “uno sbattimento” e hanno già troppe cose a cui pensare. Il punto è che, come dicevamo poco fa, a volte, abbracciare un conflitto è fonte d’apprendimento, ovvio con le giuste modalità. Terza falsa credenza è credere che i conflitti servano per far cambiare idea alle persone. Lo scontro non è mai un’ottima strategia per attrarre nuovi alleati, almeno così ci insegnava Sun Tzu nel suo capolavoro “L’arte della guerra”. Gli esseri umani faticano a cambiare idea e, per farlo, hanno bisogno di tanto tempo. Pertanto, un conflitto può essere — forse — l’occasione per piantare il seme del dubbio ma non c’è modo, in uno scontro diretto, di convincere la tua controparte delle tue ragioni. Ecco perché conviene concentrarsi su obiettivi pragmatici.
Strategie risolutive
I peggiori combattenti sono quelli che vanno al fronte sprovvisti di armi, sprovvisti di un piano e animati dal fervore dello scontro. Il guerriero strategico, al contrario, ha una visione ampia, pianifica bene le sue mosse, evita lo scontro finché non coglie il momento più opportuno per sferrare il suo attacco, stabilisce lucidamente come investire le proprie energie e sa esattamente come incanalare le proprie emozioni. Si muove in maniera sottile, indiretta ed è capace di disorientare l’avversario affinché privo di punti di riferimento, incominci a vacillare e si prepari a cadere. Nell’approccio dei grandi strateghi della storia c’è sempre qualcosa di utile da scoprire. Ecco alcuni consigli per affrontare il tuo prossimo conflitto.
Per vincere una battaglia occorre, innanzitutto chiedersi se abbia senso affrontarla, se sì… allora:
(1) Fare riferimento al presente, evitando di farsi influenzare da ciò che è successo in passato. Lasciati guidare da dati e fatti attuali.
(2) Mantenersi lucidi. Lo scontro implica caos, disordine, reazioni emotive forti. Ciò che è di vitale importanza è rimanere presenti a se stessi, distaccandosi dal disordine che regna attorno a noi.
(3)Allenarsi all’insicurezza. Uscire dalla propria comfort-zone è un ottimo allenamento perché, spesso, il nostro nemico più temibile siamo proprio noi stessi. L’urgenza e il pericolo sono motori cognitivi molto forti tant’è che, molti di noi, quando le cose vanno male, si affidano alle proprie scialuppe di salvataggio. Distruggere queste bolle di sicurezza non è autolesionismo bensì un modo per diventare abili a crearne di nuove in situazioni meno scontate.
(4) Avere un gruppo unito. Una squadra e un leader e i ruoli non si devono mescolare. Disciplina e gerarchia sono fondamentali per gestire efficacemente un conflitto, in quanto creano ordine nel disordine e mantengono fermo l’obiettivo. Per gestire il disordine serve, quasi paradossalmente, ordine! Allo stesso tempo, serve creare equilibrio tra “gruppo” e “gerarchia”. L’essere umano è egoista e non c’è occasione in cui, anche il lavorare in gruppo o il dovere di affrontare una sfida collettiva ci renda meno egoisti. Il nostro desiderio di imporci sugli altri e di spiccare, di pensare al nostro tornaconto personale non si spegne mai, nemmeno quando marciamo tutti nella stessa direzione. Per evitare che questa attitudine minacci il risultato, un metodo che si è rivelato funzionante è quello di creare una causa comune che mitighi le differenze e rafforzi lo spirito di gruppo. Del resto, la voglia di credere in un’idea forte e vincente da sempre stuzzica le persone e le motiva. Bisogna, quindi, giocare sulle emozioni per avere un gruppo unito e fedeli alleati attorno a sé. Del resto, non bisogna dimenticare che ogni grande condottiero ha avuto un grande esercito perché nessun conflitto si vince in solitudine.
(5) Fare un passo indietro. Un conflitto è un’escalation: fai un passo indietro e trova il modo di raffreddare la situazione piuttosto che concitarla. Nella foga e nell’impeto del conflitto, la rabbia e il nervosismo ci portano faccia a faccia con il nemico. Eppure, non c’è insegnamento più prezioso di quello di chi ti consiglia di adottare un approccio diplomatico, talvolta ambiguo e fare un passo indietro. Non essere avventati in situazioni conflittuali, spesso, paga. La spinta a voler sempre intervenire sferrando il primo colpo è una spinta naturale, animale, che difficilmente riusciamo a controllare. Imparare a farlo è forse la cosa più faticosa di tutte, specie per le personalità più competitive. Eppure devi farcela! Focalizzati sul risultato e fai uno sforzo.
(6) Studiare i propri nemici. Chi hai di fronte? Come si comporta? Quale è la sua personalità? Che cosa lo motiva? Quali sono i suoi ideali? Cosa ti dice la sua cultura? Come vede il mondo? Chi sono le sue “persone” di riferimento? Chi sono i suoi alleati? Gli abili negoziatori lo sanno che non c’è niente di peggio da fare, se si vuole vincere un conflitto, che viverlo come un conflitto, cioè alzando un muro tra sé e la propria controparte. La logica “io sono migliore” e “tu peggiore” è perdente. Umanizza il tuo avversario e consideralo un tuo pari, cerca di capirlo, fai domande aperte, indossa i suoi panni e accogli le sue ragioni. Addirittura, serve essere più sottili per controllare l’avversario: mostrarsi deboli e perfino divertire per abbassarne le difese, mostrarsi partner per conoscerne le intenzioni e mostrarsi comprensivi per seminare le proprie idee.
(7) Ricordarsi che esistono conflitti di varia natura, ma che, nel 99% dei casi un conflitto può risolversi “a parole”. Dai contesti professionali, a quelli politici fino, addirittura, a quelli militari, coltivare l’arte della diplomazia e della comunicazione strategica può darti un enorme vantaggio competitivo. Da Socrate, a Machiavelli, a Gandhi la storia è piena di attivisti e persone che hanno fatto della parola l’arma più efficace per gestire i conflitti. Anche nel mio piccolo, resto affascinata da quelle persone che quando aprono bocca sono capaci di moderare, abbassare la tensione, guidare lo scontro verso un nuovo incontro risolutivo.
Tutti noi, in misura diversa, siamo coinvolti in conflitti quotidiani che spesso non riusciamo a gestire finendo per stressarci, fare figuracce o scivoloni devastanti. I conflitti ci costano: tempo e fatica. Per questo, anche le sfide più piccole e i conflitti apparentemente più innocui hanno bisogno di una strategia. Sei pronto/a ad affrontare il prossimo conflitto?