Volevo fare PARACADUTISMO e l’ho fatto. Racconto di un’esperienza.

Federica Ongis
4 min readSep 4, 2021

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Nell’episodio di oggi ti racconto la mia esperienza di salto da 4200mt d’altezza. Nella mia bucket list, ovvero delle cose che voglio fare prima di morire, in questo anno di restrizioni e costrizioni domestiche ha scalato la cima proprio questa attività: il paracadutismo. Ti chiederai perché ho una bucket list, ebbene perché credo che avere obiettivi chiari nella vita significhi anche avere un’insieme di attività che ti portano in quella direzione. Al di là di questo, quando lo racconto alle persone di quest’esperienza, qualcuno vuole saperne di più perché trova che sia una cosa fighissima, qualcun altro vuole saperne di più perché, al contrario, la trova una cosa terrorizzante e si chiede che cosa spinga una persona a volersi lanciare nel vuoto. Oggi te lo racconto.

Esperimenti e/o esperienze

La mia motivazione a dire il vero è un po’ particolare: volevo fare un esperimento oltre che un’esperienza. Di che tipo?

La mia passione per le neuroscienze mi ha condotto, spesso, a confrontarmi con il modo in cui funziona il nostro cervello; il cervello di esseri umani in carne ed ossa. E’ vero, il nostro cervello è flessibile, dinamico, i nostri circuiti neurali sono innumerevoli, eppure, crescendo, con l’età, con le abitudini tendiamo a rinforzare certi specifici percorsi. E’ come se, per fare una determinata cosa, il nostro cervello imparasse che c’è una strada preferenziale e smettesse di aver voglia e interesse a cercarne di alternative. Da un lato, questo gli consente di risparmiare energia — che altrimenti verrebbe impiegata inutilmente — dall’altro lato, però, lo rende cieco a tutta una serie di altre possibilità. Così, quando la strada maestra è inaccessibile andiamo completamente “in palla”. Il sedimentarsi di certi specifici percorsi neurali ha come contro parte “lo spegnersi” di circuiti alternativi e come conseguenza il nostro modo di fare le cose sempre allo stesso modo. La classica frase: “Così si fa, perché così si è sempre fatto” non è un capriccio, ma è un reale limite neurale; è il limite di un cervello che non è più capace di trovare e di vedere alternative. Cosa c’entra tutto questo con il paracadutismo (ti chiederai)? C’entra eccome!!! Perché lanciarsi da un aereo a 4200mt è un’esperienza adrenalinica incredibile e l’adrenalina ha una funzione “riattivante” e “risvegliante” straordinaria. Dovremmo amare tutti l’adrenalina perché è un ormone, un neuro-trasmettitore con poteri magici. Una scarica di adrenalina come quella che ti dà il momento del salto, e per la precisione, l’attimo in cui stacchi dall’aereo e precipiti nel vuoto ad una velocità di 200 km/h, un po’ per istinto di sopravvivenza e, dunque, per biologia, un po’ per le condizioni fisiche a cui sottoponi il tuo corpo, produce una scarica di adrenalina nel cervello e nel corpo che riattiva inevitabilmente percorsi neurali latenti con la conseguenza che, una volta a terra, le endorfine rinforzino l’attività cerebrale dandoti a tutti gli effetti un senso di maggior sicurezza, determinazione, forza ed energia che ti attraversa tanto il corpo quanto la mente. La cosa pazzesca è che quando il nostro corpo produce così tanta adrenalina, smettiamo di sentire il corpo, il freddo, se ti fa male qualcosa, niente… l’adrenalina esalta le nostre prestazioni fisiche, migliora la reattività dell’organismo perché è l’ormone che, evoluzionisticamente, ci ha insegnato a prepararci in tempi brevissimi alla cosiddetta reazione di attacco o fuga. Questo porta con sé un’altra conseguenza interessante e cioè che: quando “non senti il corpo”, senti tutta la tua mente.

Perciò, la prima ragione del perché ho voluto fare paracadutismo è questa: si tratta di un’esperienza più per la mente che per il corpo che, a tutti gli effetti, è un’occasione e uno stimolo che può lasciarti parecchio anche una volta riportati i piedi per terra.

La seconda ragione è più banale: sono poche le persone che non desiderano volare. Anche chi ama stare con i piedi per terra, sotto sotto, ha questa curiosità. Quale è la vista a corpo libero da lassù? Chissà che cosa prova un uccello? E’ innegabile ma stare a corpo libero a parecchi metri d’altezza di fa sentire libero e quest’anno più che mai avevo bisogno di quest’esperienza.

Terza e ultima ragione: la visione d’insieme. In diverse conversazioni mi è capitato di uscirmene con la frase “il mondo è piccolo”, alludendo al fatto misterioso di come fosse possibile che Tizio conoscesse Caio. Eppure, stando in alto, il mondo è davvero piccolo. La capacità di vedere a km di distanza te ne fa rendere conto. Poi pensi a tutte quelle occasioni in contesti professionali quando utilizzi l’espressione “vedere le cose dall’alto” o “avere una visione d’insieme” e ti chiedi: ma quando la si tocca con mano questa visione d’insieme? Quasi mai! Sperimentare con il corpo e non solo intellettivamente “l’insieme”, ti fa rendere conto di quanto piccola possa essere, in molte situazioni, la tua prospettiva e che, davvero, basta fare qualche centimetro in più per avere un punto di vista completamente dal proprio.

Morale: se mi chiedi perché dovresti lanciarti? Ti dico: A) Perché ti apre la mente, nel senso fisico del termine; B) perché ti dà un grande senso di libertà; C) perché vedi il mondo da un’altra prospettiva. In sintesi, esci dalla tua comfort zone! Chiaramente, non è un’esperienza da tutti i giorni, ma una volta nella vita, o almeno nella tua bucket list, ti suggerisco proprio di inserirla!

Aveva paura del vuoto ma si buttava comunque, perché aveva molta più paura di non volare — Atticus.

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Federica Ongis
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Written by Federica Ongis

HR Training Specialist & Development — Podcaster of “Seven O’clock” Podcast — Woman-philosopher. Passionate about behavioural sciences and neuroscience.

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